Cronaca

NO AL POPULISMO. GLI SPRECHI SONO ALTRI

di DAVIDE CANTONI

Eventi culturali e invidia
Balla sulle punte l’assessore Sergio Gaddi. È agile, sinuoso e sorride sornione. Il responsabile della cultura a Palazzo Cernezzi in questi anni ha macinato chilometri e recuperato tele (la leggenda vuole che abbia trasportato dei Picasso nel baule della sua auto).
Se 15 anni fa qualcuno avesse immaginato che Como sarebbe diventata una piazza espositiva, più d’uno avrebbe sorriso. Eppure, Villa Olmo ha ospitato Rubens, Magritte, Mirò.
La città ha scalato le classifiche e ci considerano

seri e validi organizzatori. Certo, l’assessore Gaddi si è dimostrato tanto abile nel maneggiare l’arte quanto ha evidenziato difficoltà nell’aspetto meno entusiasmante del suo lavoro: la stesura e il rispetto dei bilanci.
E questa è stata materia di dibattito di infiniti consigli comunali. Conti e conticini che non sempre sono tornati. Buchi e deficit dovuti a una gestione, spesso si è detto da parte dei suoi detrattori, eccessivamente personalistica dell’assessore.
Ma Gaddi è bravo. Piaccia o meno, oggi, nomi alla mano, nessuno potrebbe sostituirlo. Così, nel tempo, l’amministrazione ha fatto di tutto, e giustamente, per metterlo in riga rispetto alle esigenze finanziarie.
Dopo il buco dell’anno scorso (e, soprattutto, visti i tagli alla cultura previsti in Finanziaria) il sindaco Stefano Bruni gli ha imposto di affidarsi a un’agenzia capace nel raggranellare risorse dai privati.
Intanto, spiace rilevarlo, a Palazzo Cernezzi prosegue la danza dei personaggi animati più dall’invidia che da una reale volontà di contribuire ai grandi eventi, magari colmando le lacune dell’assessore Sergio Gaddi.
Si tratta di alcuni consiglieri con il vizio di un populismo facile. «Facciamo le strade e non le mostre», capita di sentir dire. Poi però in campagna elettorale – chissà come, chissà perché – diventano tutti novelli Philippe Daverio. Amici intimi di Gaddi, quasi che abbiano scelto e appeso loro stessi ogni singola tela.
Non va bene così. Il metodo-Gaddi è sicuramente perfettibile ma sentire, anche in queste ore, i peones di palazzo pronti a fare le barricate a causa di qualche migliaio di euro di deficit, non è accettabile.
Il tema dell’indotto – che non è un refrain gaddiano, come vorrebbero i detrattori – è reale. Se novantamila persone arrivano città per visitare le mostre è del tutto evidente che le ricadute economiche sono concrete. Allora, i signori consiglieri (spesso di maggioranza) dovrebbero impegnarsi piuttosto a spiegare alle categorie (commercio, industria, alberghi e ristorazione) che sponsorizzare le mostre significa investire.
Che noia sentir parlare di “vocazione turistica” e poi vedere tanti amministratori in palese difficoltà perché incapaci di spiegare all’amico di quartiere che i soldi per Villa Olmo non sono sottratti ai tombini e alle buche.
Semmai, gli sprechi stanno altrove. Nei consigli comunali saltati per una pizza o per una partita della Juve, per esempio.

18 gennaio 2011

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