No svizzero all’innalzamento dell’età pensionabile. Ticino in controtendenza

Il grande progetto di riforma del sistema previdenziale obbligatorio svizzero è naufragato domenica scorsa nelle urne della Confederazione. I cittadini hanno detto no a Previdenza 2020, sostenuta dalle principali forze di centro e di sinistra – Partito Popolare Democratico, Partito Borghese Democratico, Verdi Liberali, Partito Socialista e Verdi – ma osteggiato dai liberali e dai conservatori, per i quali il progetto sarebbe stato iniquo e inadeguato. La riforma, fortemente voluta dal ministro socialista Alain Berset, vedeva tra i contrari anche alcuni sindacati e gruppi di sinistra, critici soprattutto verso l’aumento dell’età di pensionamento per le donne e la riduzione delle rendite. Secondo il governo federale, senza correttivi, i primi due pilastri del sistema previdenziale – quelli che coinvolgono anche gli oltre 64mila frontalieri italiani impiegati in Canton Ticino – sarebbero destinati a “sprofondare” presto e ad accumulare ingenti perdite. I calcoli del ministero della Sanità di Berna parlano di una Avs con un potenziale disavanzo di 3 miliardi di franchi nel 2025 e di 7 miliardi nel 2030. Per questo, il popolo era stato chiamato a decidere su riduzione delle rendite e innalzamento dell’età di pensionamento delle donne. Il no popolare è stato però netto: 52,7% contro il 47,3% di sì. In Ticino i dati sono stati di segno opposto: 53,9% di favorevoli e 46,1% di contrari, con una percentuale di votanti ferma al 43%.

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