Nomi e luoghi – Tutti i perché in un libro

Conferenze – Venerdì pomeriggio al liceo classico “Alessandro Volta” le ricerche toponomastiche del professor Ottavio Lurati
Da dove deriva il nome “Como”? Il dibattito sulla toponomastica riceve nuovi stimoli da Nomi di luoghi e di famiglie e i loro perché?… (Varese, Macchione, pp. 271, 20 euro), che dà risposte documentate, e se rimane l’incertezza, dà comunque indizi per altre ricerche. È il nuovo libro del noto studioso chiassese Ottavio Lurati, Indiana Jones della parola scritta e orale che mappa da decenni l’area insubrica e ha formato, nel corso degli anni, tanti specialisti all’Università di Basilea
, di cui è professore emerito di Linguistica. Il libro sarà presentato il 10 febbraio, alle 16, nella Grand’Aula del liceo Volta di Como dall’associazione Ex Alunni e dalla Famiglia Comasca, con l’autore ci saranno Marina Doria, Mario Longatti, Luciana Telluri, Bruno Saladino e Pierangelo Bordoli.
Il saggio svela l’origine di molti nomi di luoghi e di persone lariani. Spiega, come detto, da dove nasce “Como”. «Affonda le sue radici – scrive Lurati – nella particolare visione della natura che vige nella tarda romanità. I nostri antenati derivano e perpetuano Como da un termine celtico che suona “cumb”, e che indica un’ampia conca sita tra le colline». Lo stesso, precisa Lurati, avviene con “Perego” che «riflette il latino pelagus, nel senso di “lago che si insinua tra i rilievi”: un nome che ha una profondità di quasi 2mila anni». In molte altre occorrenze, la conformazione orografica dà nomi alle cose: “Cazzago” dal dialettale “cazza”, “recipiente”, e “Coldrerio”, «letteralmente “fatto a mo’ di coldera”, di caldaia”». “Intimiano” poi, nome che dura almeno dal IX secolo dopo Cristo, per Lurati «è una coinvolgente sopravvivenza dall’antico termine bizantino “dema”, che significava “misura”, e che è durato a lungo passando anche nel linguaggio tecnico dei Longobardi».
Ci sono poi i misteri. Ad esempio, Menaggio. «In “Menas” – dice Lurati – si riconosce la pratica di condurvi (menare) il legname che proveniva dai boschi vicini, e che sul lago veniva avviato verso i centri e, soprattutto, verso Como». Ma il significato vero, insinua Lurati, lo devono chiarire gli abitanti stessi, posto che l’eco delle radici sia giunto sino a loro. Erba, poi, non rimanderebbe al banale “prato”, ma «a un’antica pertinenza con un sacello romano dedicato a Minerva», come del resto avverrebbe anche nel nome di “Manerbio” nel Bresciano. E per Turate? Lurati non si fida dell’origine germanica postulata da qualche studioso (sarebbe tirato in ballo «un ipotetico nome personale Theudo»), e propone in alternativa «di pensare piuttosto al latino “turris”», anche perché «sono molti i riferimenti a “torre” che si assodano nelle microtoponomastiche lombarde». E i Bulgari che avrebbero originato Bulgarograsso? Tutte fole. È «un esito da “borgh”, zona fortificata, borgo. Dal diminutivo “burgulu”, “piccolo borgo”».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Lo studioso chiassese Ottavio Lurati, docente emerito di Linguistica all’Università di Basilea

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