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«Non avevo la certezza che Graziani andasse via» Ma Introzzi non convince

Il documentoRegala ancora una sorpresa l’ennesima risposta scritta dall’assessore al Personale, Gisella Introzzi, sul caso dei vigili di Como. Il documento risponde a un’interrogazione presentata dal consigliere di Fratelli d’Italia, Marco Butti, il quale chiedeva chiarimenti in merito alla nomina a reggente pro-tempore del dirigente al Commercio e all’Informatica, Giovanni Fazio.Il primo punto che affronta Introzzi riguarda l’ormai celebre lacuna relativa alla mancata successione immediata dell’ex

comandante dei vigili, Vincenzo Graziani.Il quale, il 29 maggio 2013, comunicò ufficialmente la propria intenzione di andare in pensione dal 31 dicembre scorso (data poi spostata al 10 febbraio 2014).Ebbene, nel motivare come mai – giunti ormai a marzo inoltrato – il comando di viale Innocenzo non abbia ancora un comandante definitivo, l’assessore al Personale ha messo nero su bianco questa frase: «Le motivazioni che attengono alla mancata pianificazione della sostituzione in argomento sono riconnesse all’assenza di ragionevole certezza, al momento della predisposizione del piano occupazionale, circa la effettiva data di collocamento a riposo del dottor Graziani».Il punto, però, è che poche righe sopra, la stessa Introzzi specifica che quello stesso piano venne «adottato dalla giunta il 24 giugno 2013», quindi quasi un mese dopo la comunicazione di Graziani sul proprio pensionamento imminente.Inoltre, se è vero che l’assessore afferma che quel documento venne «perfezionato nel mese di maggio», quindi teoricamente prima della comunicazione di addio di Graziani, subito dopo Introzzi ribadisce che le carte vennero trasmesse «al Collegio dei revisori dei conti il 10 giugno 2013», quindi 11 giorni dopo la comunicazione dell’ex comandante, per essere poi «rilasciato il 20 giugno 2013» e venire dunque approvato «il 24 giugno 2013».Insomma, comunque la si voglia mettere, pur concedendo il fatto che i tempi fossero stretti, non corrisponde al vero che il piano occupazione non fosse modificabile subito dopo la comunicazione di Graziani del 29 maggio scorso, visto che ogni provvedimento ufficiale successivo tale da “blindarlo” venne preso tra un minimo di 11 e un massimo di 25 giorni dopo.

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