Non c’è un’unica mano dietro gli incendi dell’Altolago di Como

Episodi singoli, non un piromane unico o, ancora peggio, un disegno per destabilizzare le amministrazioni dell’Altolago di Como. I carabinieri del reparto operativo lo hanno precisato questa mattina a margine di una conferenza stampa per gli arresti di una banda di rapinatori. Nell’arco di alcune settimane si erano infatti verificati tre episodi inquietanti in Altolago.

Prima l’incendio dell’auto del sindaco di Sorico, Ivan Tamola, poi il rogo della macchina di Livia Mastrini, vicesindaco di Dorio, in provincia di Lecco, e infine le fiamma a un’azienda agricola che comprende il capannone del figlio del sindaco di Corrido.

Il comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Como, maggiore Andrea Ilari © A.Nassa Il comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Como, maggiore Andrea Ilari © A.Nassa

“Possiamo assicurare che non si tratta di episodi collegati in alcun modo” ha dichiarato il comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Como, maggiore Andrea Ilari.

L’Arma sta infatti lavorando su ogni singolo incendio doloso. “Ogni rogo ha una sua storia precisa e le indagini sono in corso su piste ben precise” ha aggiunto l’ufficiale. La politica, quindi, come possibile trait d’union dei tre roghi non sarebbe al centro dell’attenzione. Le indagini vanno nella direzione di possibili contrasti locali e vicende personali.

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