«Non ci arrenderemo alle mafie»

Con una lunga intervista il Questore uscente saluta la città
Ieri ha stretto la mano al suo sostituto, il Questore di Sondrio, Michelangelo Barbato, in visita agli uffici di viale Roosevelt. Massimo Maria Mazza, in procinto di partire per Genova, dove lunedì inizierà la nuova avventura, ha salutato ieri la città di Como con una lunga intervista che riassume i quasi cinque anni in riva al Lario, dal gennaio 2007 a oggi.
Cosa porterà nel cuore del Lago di Como?
«Il lavoro svolto in collaborazione con le istituzioni, il rapporto con le altre forze dell’ordine e con la Prefettura, i comitati per la sicurezza portati anche fuori dal capoluogo, a Erba, Mariano, Cantù, un utile servizio di monitoraggio del territorio e poi l’impegno del personale della Polizia di Stato».
C’è una operazione che le piace ricordare?
«Potrei parlare di omicidi risolti, ma ci sarebbe il risvolto triste della sofferenza dei familiari delle vittime. Oppure del contrasto alla criminalità organizzata, ma tutte le operazioni sono importanti. Per questo ricordo una lettera di una signora che mi ringraziava per la cordialità degli agenti dell’ufficio denunce dove si recò per uno scippo».
Ha parlato di criminalità organizzata: nei discorsi ne ha sempre ricordato la presenza anche a Como.
«È un rischio a cui siamo esposti. L’attenzione deve essere alta e i fatti di questi anni lo dimostrano. Non va enfatizzata, ma nemmeno nascosta. La ’ndrangheta e la mafia esistono anche se in un modo diverso, più subdolo, fatto di infiltrazioni economiche e nelle amministrazioni. Ma abbiamo anche i mezzi per combattere e non soccomberemo».
Reati su cui prestare attenzione?
«I furti. Voglio però sottolineare i buoni risultati ottenuti in questi anni, in collaborazione con tutte le forze dell’ordine, che hanno portato ad un calo degli episodi».
Un problema che ha dovuto affrontare è stata la carenza di risorse a disposizione.
«Di questo non parlo: un Questore deve fare i conti con quello che ha e i miei uomini hanno fatto bene».
Il commissariato di Mariano rimane un sogno?
«Mi auguro di no, perché i fatti legati alla criminalità organizzata in quelle zone hanno dimostrato la necessità di un ulteriore presidio. La situazione è in mano al ministero».
Como è anche la città della Ticosa e delle paratie. Ora può dire quello che pensa.
«Mi limito a replicare che sono contro ogni spreco, e quelle due situazioni critiche devono essere risolte al più presto».
Cosa le è piaciuto di Como?
«La città in sè, le dimensioni, la vivibilità, il rapporto con le persone».
Cosa non le è piaciuto?
«Sincero? La stampa. Soprattutto la tendenza a esagerare i problemi. Servirebbe una visione più distaccata. Ma lo stesso appunto può essere fatto ai cittadini. Prendiamo la movida: le cose sono state vissute con esasperazione, dimenticando le esigenze in ballo, quella dei giovani e quella dei residenti. Ed alla fine si finisce sempre con il rimandare tutto alle forze dell’ordine».
Anche le aree disagiate sono un finto problema?
«No, ci sono, ma sono da tempo le stesse, segno di un fenomeno ridotto non rischioso per i cittadini. Le forze dell’ordine pattugliano, ma il problema deve essere risolto anche dando una mano a chi in quelle zone vive».
Una delle polemiche che l’ha coinvolta è stata quella sul Sinigaglia e sulle eccessive misure di sicurezza.
«Mi hanno definito intransigente, ma replico con i fatti: da tempo non ci sono incidenti. E le barriere per cui sono stato criticato hanno permesso di impiegare meno uomini per tenere divise le tifoserie, agenti poi girati in servizi di pattugliamento in settimana. In cambio ho “chiesto” 150 metri in più da percorrere a piedi per entrare allo stadio».
Chi vuole salutare in particolare?
«I colleghi della polizia, le forze dell’ordine, il prefetto Michele Tortora, il vescovo Diego Coletti. E poi, un saluto particolare lo vorrei fare all’ex prefetto Sante Frantellizzi (scomparso nel luglio 2010, ndr) e a un anziano cittadino che incontravo tutte le mattine passeggiando e con cui mi intrattenevo in interessanti discussioni. Poi saluto la città e, dopo quello che vi ho detto, anche la stampa e i media».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Massimo Maria Mazza era sul Lario dal gennaio 2007

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