Non è ancora il momento di cantare vittoria

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Cala (finalmente) la curva dei ricoveri per Covid. Alè! Tutti contenti, tutti fuori, aprite che anche questa è passata! Via il rosso, avanti con l’arancione, ma ormai navighiamo nel giallo e vedrai che a Natale saremo bianchi come la neve. Ci piacerebbe allora organizzare delle sorte di “open day” negli ospedali per far ben capire come si declina la realtà del cosiddetto “calo della curva”.

Non per i negazionisti detti anche minimizzatori, ormai irrecuperabili alla conversione perché sostenuti dall’ideologia e non dal pensiero scientifico, ma per coloro noti come “dai, sta passando”. Passando un piffero. Vi faccio quindi un’istantanea di un ospedale a caso: un posto letto libero in Terapia Intensiva Covid, sai che lusso, con 60 malati ricoverati in degenza cosiddetta normale, dei quali 12 in casco a ossigeno sparato nei polmoni, che potrebbero andare in qualsiasi momento in insufficienza respiratoria. Bisogna poi sapere che per chi non ha il Covid, resta un solo posto in Terapia Intensiva, infatti occupato.

Serve ricordare che cancro, infarti, embolie polmonari, ictus, per citare qualche brutta bestia, non sono andati in vacanza. E il resto dell’ospedale? 2 reparti internistici su 5 sono per malati con il virus, con ben 3 letti liberi! Che festa, che abbondanza! Sì, ma le polmoniti batteriche dove le metto? E con loro, i sanguinamenti digestivi, gli ictus, le crisi epilettiche, i Parkinson, le pancreatiti e compagnia brutta? Senza contare che la Chirurgia è stata compressa in un unico reparto e può occuparsi solo di urgenze ed oncologia non procrastinabile.

Metteteci poi che i parenti non possono entrare, informarli è complicato, spesso un vero strazio. Qualcuno pensa poi ai servizi, tipo Radiologia, che deve occuparsi sia della linea cosiddetta infetta che di quella non contagiosa, e sanificare continuamente? Il Pronto Soccorso fortunatamente è meno sotto pressione e questa è la buona notizia, perché alleggerisce l’animo di tutto l’ospedale.

Ma continua ad essere sdoppiato in linee cosiddette “pulita” e “sporca” con due staff ovviamente ridotti perché le risorse non sono moltiplicate bensì divise, pur con l’aiuto di operatori provenienti da reparti meno sotto pressione, ma che, non dimentichiamolo, non hanno grande dimestichezza con un lavoro non esattamente loro. Va detto poi che non tutti gli ospedali svolgono attività ambulatoriale, e la gente per il 70% è affetta da malattie croniche, che necessitano controlli, esami, visite costanti. Quindi? Non si può andare avanti così a lungo.

Il Covid è in minimo ed instabile controllo, ma a prezzo di tutte le altre malattie non sempre gestibili nel giusto modo in questo attuale contesto, e soprattutto può riesplodere da un momento all’altro. Gli operatori sono stanchi, esausti, molti di loro sono malati o con esiti. Non è ancora il momento di cantare vittoria, né di alleggerire le azioni preventive, anzi questo è il momento di stringere i denti. I cittadini responsabili sanno che cosa (non) devono fare.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.