«Non è facile trovare cuochi e camerieri». Molti non vogliono lavorare nei weekend

© | . . I cuochi comaschi durante una cerimonia a Palazzo Cernezzi

Alberghi e ristoranti faticano a trovare cuochi e camerieri, a Milano come in riva al Lario. Ad allontanare i giovani dagli hotel e dalle cucine sono, secondo quanto segnalato nei giorni scorsi da diverse società milanesi di lavoro interinale, la necessità di dover faticare quando gli altri si divertono, al sabato, alla domenica piuttosto che di sera. Nonostante le retribuzioni, che arrivano anche a sfiorare i 2.500 euro al mese.
«Il lavoro nei ristoranti e negli alberghi è stato purtroppo considerato talvolta un ripiego, invece è una professione che il mondo ci invidia: all’estero ho incontrato moltissimi professionisti italiani, apprezzati e di successo», premette Andrea Camesasca, vicepresidente dell’Associazione albergatori di Como.
«Dover lavorare per molte ore quando gli altri si divertono è senz’altro un deterrente. A volte si fa fatica a trovare persone di qualità disposte a farlo – aggiunge l’imprenditore, alla guida dell’hotel “Il Corazziere” di Merone – È un lavoro che comporta sacrifici e bisognerebbe farlo capire subito ai ragazzi che frequentano gli istituti di formazione. Ma bisognerebbe anche far capire loro che è una professione bellissima, che permette di essere creativi e di incontrare gente che arriva da tutto il mondo».
MasterChef e programmi similari affascinano ragazzi e ragazze, che devono però poi fare i conti con le asprezze della professione. «Tutti vogliono diventare Cracco ma non sanno quante volte ha lavorato a Natale piuttosto che a Pasqua, alla sera tardi o nei weekend e così, davanti al primo sabato o alla prima domenica di lavoro, fuggono», spiega Camesasca. E per quanto riguarda le retribuzioni, «all’inizio si parte con stipendi che si aggirano intorno a 1.200-1.300 euro per poi salire a 2.200-2.300 e oltre», conclude il vicepresidente degli albergatori.
La pensa allo stesso modo Cesare Chessorti, presidente dell’Associazione provinciale cuochi. «I ragazzi guardano i programmi in tv dove sembra che sia tutto facile e semplice – afferma – In realtà non è così. Quando in età giovanile si deve imparare il mestiere di cuoco o quello di cameriere sono necessari molti sacrifici, non solo al sabato e alla domenica, ma anche alla sera e in tutte le feste».
Allora è indispensabile «far capire ai giovani, subito all’inizio delle scuole, qual è la realtà che li aspetta, per riuscire a fermare in tempo coloro che non sono motivati – sottolinea Chessorti – Il problema è che è molto difficile farlo capire. E così, quando poi prendono il diploma e vanno a lavorare, molti si perdono e prendono altre strade».
Per quanto riguarda gli sbocchi professionali, «se un giovane è volenteroso, le opportunità non mancano e gli stipendi sono buoni». I ragazzi, però, «devono avere la passione per questa professione – conclude Chessorti – Se l’hanno, tutto è risolvibile e nessun sacrificio diventa pesante. Anche perché tutti i sacrifici vengono poi ripagati».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.