Non erano finti invalidi: il processo chiuso con una doppia assoluzione

Non erano finti ciechi, nemmeno finti invalidi e soprattutto non avrebbero percepito pensioni di invalidità dell’Inps senza averne il diritto. Si è chiuso con una doppia assoluzione il processo a carico di un uomo e una donna dell’Erbese accusati dalla Procura di Como e dalla guardia di finanza di aver percepito una cifra non dovuta di circa 22mila euro a testa. Il periodo contestato andava dal 2012 al 2014.

Al centro dell’attenzione erano finiti due casi di cecità parziale e totale, con tanto di diagnosi datata 2007 e 2008, che per l’accusa negli anni era andata migliorando fino a consentire – nel periodo monitorato dalla guardia di finanza di Erba – di svolgere funzioni della quotidianità, come «leggere i giornali» o «attraversare la strada sulle strisce pedonali». Per questo, in quanto ritenuti falsi invalidi, a processo erano finiti una donna 43enne di Inverigo e un 65enne di Merone, assistiti dai legali Fabio Gualdi e Massimo Pozzi. L’accusa nei loro confronti era quella di truffa aggravata ai danni Inps. Al termine della sfilata dei testimoni, la Procura ha chiesto 8 mesi di condanna a testa, mentre le difese hanno invocato l’assoluzione piena sostenendo come «i non vedenti sviluppano delle capacità che permettono di compiere molte azioni non comprensibili da chi ha la vista normale».

Inoltre, l’avvocato Gualdi ha anche ricordato come non vi fosse stato alcun artifizio o raggiro ai danni dell’Inps, dato «che ben otto medici avevano visitato gli imputati che a loro volta erano sempre stati disponibili e collaborativi». Il giudice ha poi accolto la tesi difensiva assolvendo i due a processo «perchè il fatto non sussiste» (la donna) e «perché il fatto Il filmato della guardia di finanza che riprendeva la donna camminare lungo la strada senza alcuna assistenza non costituisce reato»

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