«Non ratificate l’intesa». Frontalieri, Fermi scrive a Camera e Senato
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«Non ratificate l’intesa». Frontalieri, Fermi scrive a Camera e Senato

Il presidente del consiglio regionale della Lombardia, il comasco Alessandro Fermi, ha scritto ai presidenti delle due Camere chiedendo che il Parlamento italiano non ratifichi l’accordo sulla doppia imposizione fiscale dei frontalieri stipulato nel febbraio di 3 anni fa in Prefettura a Milano dai ministri Giancarlo Padoan ed Evelyne Widmer-Schlumpf.
Nella sua lettera, Fermi ricorda la recente iniziativa del consigliere di Stato ticinese della Lega, Claudio Zali, il quale ha proposto ai suoi colleghi del governo cantonale di “congelare” una parte dei ristorni dovuti ai Comuni di frontiera – 25 milioni di franchi – destinandoli alla copertura di opere infrastrutturali da concordare con lo stesso Canton Ticino.
Un’idea che il Parlamento di Bellinzona affronterà nell’ormai imminente sessione di fine maggio, quando sarà posta in votazione una mozione di tenore simile proposta dal Partito Popolare Democratico (e già approvata in commissione).
Secondo il presidente del consiglio regionale della Lombardia, si tratta di una eventualità che metterebbe in fortissima difficoltà i Comuni di frontiera. Non solo. Anche l’accordo del 2015 potrebbe essere negativo per gli enti locali delle province pedemontane, poiché riformando il sistema di doppia imposizione cancellerebbe di fatto proprio i ristorni. Ovvero quei fondi che per i Comuni diventano ogni anno un elemento imprescindibile, sia per gli investimenti in conto capitale sia per la copertura di parte delle spese correnti.
Fermi chiede quindi nella sua lettera ai presidenti di Senato e Camera di non ratificare l’accordo ma anche di far sentire la voce dello Stato italiano verso la Confederazione Elvetica e il Canton Ticino, «a tutela – scrive il presidente dell’assemblea del Pirellone – dei nostri cittadini e dei nostri Comuni», molti dei quali comaschi.
Nel merito della questione ristorni è intervenuto ieri anche Angelo Orsenigo, consigliere regionale comasco del Pd. Rivolgendosi direttamente a Zali, Orsenigo ha ricordato come «l’ultimo decreto ministeriale sui criteri di ripartizione e utilizzazione dei ristorni, relativo agli anni 2014-15 e concordato con le Regioni, tra le quali la Lombardia, preveda (articolo 6) che “le somme attribuite saranno utilizzate dagli enti assegnatari per la realizzazione, completamento e potenziamento di opere pubbliche di interesse generale volte ad agevolare i lavoratori frontalieri, con preferenza per i settori dell’edilizia abitativa e dei trasporti pubblici”». Come dire: la richiesta del Ticino è già stata esaudita, ragione per cui non appare in alcun modo giustificabile, «se non a fini elettorali interni», la minaccia di bloccare una parte dei ristorni.

25 maggio 2018

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Redazione Corriere di Como

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