Non si comprano case. E l’economia è ferma

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Intervista al presidente degli edili comaschi
Luca Guffanti: «Pesano l’incertezza occupazionale e la mancanza di credito»

(a.cam.) Segnali incoraggianti sul fronte delle ristrutturazioni e delle riqualificazioni degli edifici. Ma compravendite immobiliari ancora fortemente rallentate dalla crisi. È un bilancio con luci e ombre quello tracciato da Luca Guffanti, presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) di Como.
«Siamo in attesa della scintilla per accendere la miccia della ripresa», dice l’imprenditore edile.
Luca Guffanti conferma il perdurare della crisi del comparto, pur con

qualche spiraglio positivo.
«Il settore delle ristrutturazioni e delle riqualificazioni degli edifici non è mai calato e oggi registra anche un segno positivo – ribadisce il presidente dell’Ance Como – Grazie anche agli incentivi, prorogati nel tempo, il mercato ha tenuto e non mancano indici che lasciano spazio all’ottimismo».
Decisamente diversa la situazione sul fronte delle compravendite.
«Il mercato immobiliare risente maggiormente della crisi economica – dice ancora Guffanti – La possibilità di comprare un’abitazione dipende, in particolare, dalla certezza occupazionale e dall’accessibilità al credito. A oggi, su entrambi i fronti non esistono segnali positivi, né indicazioni che possano far pensare a una svolta. Nessuno tra questi requisiti è garantito. Il settore degli scambi immobiliari, dunque, ha ancora un segno negativo».
La domanda non manca. «Si sta accumulando una richiesta abitativa perché il fabbisogno di appartamenti, comunque, è in crescita – aggiunge il presidente della sezione comasca dell’Ance – C’è, quindi, domanda e c’è anche offerta di immobili. Ma resta la difficoltà a comprare l’abitazione».
La crisi del settore immobiliare prosegue ininterrottamente ormai da anni e ha ripercussioni sull’intera filiera.
Persino i notai hanno segnalato una situazione occupazionale difficile legata proprio al drastico calo degli atti e del fatturato della categoria. Tra il 2006 e il 2013, l’attività dei professionisti è dimezzata.
«Il settore dell’edilizia ha un impatto del 10% sul Prodotto interno lordo del Paese – dice Luca Guffanti – Trattandosi, poi, di una attività ad alta intensità di manodopera, le ricadute sull’occupazione toccano quota 30% su tutta la filiera legata all’edilizia. È ovvio che si tratta di una ricaduta significativa».
La speranza è in una ripresa che farebbe dunque da traino alla ripartenza di altri comparti. «Se non ci sono rasserenamenti il mercato immobiliare non riparte, non riparte il settore e non riparte l’economia nel suo complesso – dice ancora Guffanti – Siamo in attesa della scintilla che accenda la miccia della ripresa. La scintilla potrebbe arrivare dal tessile, visto che sembra ci siano segnali incoraggianti. La ripresa dell’economia c’è soltanto se il nostro settore riparte».
Qualche segnale positivo potrebbe giungere invece dalle compravendite tra privati.
«Dal primo gennaio c’è una riduzione della pressione fiscale su questo fronte, che riguarda però il settore delle agenzie immobiliari in particolare – conclude Luca Guffanti – Siamo tuttora in attesa di fare un bilancio per capire se ci sia un miglioramento, è ancora troppo presto. Per quanto riguarda invece le nuove costruzioni, registriamo al momento un incremento significativo delle locazioni. Il fabbisogno abitativo come detto c’è e cresce e, non potendo comprare, molti ricorrono all’affitto».

Nella foto:
Luca Guffanti

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