«Non voleva uccidere il marito, ma solo spaventarlo e screditarlo»
Cronaca

«Non voleva uccidere il marito, ma solo spaventarlo e screditarlo»

Daniela Rho non voleva uccidere il marito, ma soltanto spaventarlo e screditarlo in vista delle decisioni sull’affidamento delle figlie. È questa, in sintesi, la tesi sostenuta dalla difesa della moglie di Alfio Vittorio Molteni.
Al termine di un intervento durato quattro ore, il legale difensore della donna, Giuseppe Sassi, ha chiesto l’assoluzione per l’accusa di omicidio, oltre a chiedere il riconoscimento della semi-infermità mentale. Il pubblico ministero Pasquale Addesso, mercoledì aveva chiesto per Daniela Rho la condanna a vent’anni di reclusione. La sentenza sarà pronunciata il prossimo 29 marzo.

Il tribunale di Como Il tribunale di Como

Daniela Rho ha scelto di essere processata con il rito abbreviato, che prevede la riduzione di un terzo della pena in caso di condanna. Il processo è iniziato mercoledì ed è proseguito ieri. La donna non era presente in aula. Per l’accusa, Daniela Rho è il mandante degli atti intimidatori culminati nell’agguato mortale a Molteni.

La donna, che si stava separando dal marito, secondo l’accusa, voleva fare in modo di allontanare da Molteni le due figlie della coppia e per questo aveva commissionato gli atti intimidatori, in concorso con il commercialista e amante Alberto Brivio. Il difensore della donna avrebbe di fatto confermato che Daniela Rho voleva screditare il marito agli occhi del giudice civile che si occupava della causa di separazione. Ha negato però in ogni modo che la donna volesse uccidere il padre delle sue figlie.

La difesa ha chiesto anche il riconoscimento di un parziale vizio mentale, che però era già stato escluso dal perito del Tribunale. Le parti civili hanno chiesto un risarcimento danni complessivo di 4,5 milioni di euro. Il giorno della verità sarà il prossimo 29 marzo.

1 marzo 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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