“Prima i nostri”, dura stroncatura della legge dai commercianti e dagli industriali ticinesi
Economia, Politica

“Prima i nostri”, dura stroncatura della legge dai commercianti e dagli industriali ticinesi

Il principio della preferenza indigena nel mondo del lavoro oltre frontiera si basa su «una legge nata zoppa». Che in fase di protocollo di attuazione va affossata.
Così in una accorata lettera alla stampa la Camera di Commercio e l’Associazione Industrie Ticinesi stigmatizzano l’iniziativa popolare antifrontalieri e a tutela del lavoratori rossocrociati “indigeni” nota come “Prima i nostri” che il Canton Ticino ha accolto con il 58% di voti favorevoli alla consultazione del 25 settembre dello scorso anno. Un percorso che ora arriva all’iter parlamentare.
Nella lettera, i dirigenti delle due associazioni di categoria espressione del tessuto economico del Cantone confinante con il territorio lariano da cui attinge molte forze, chiedono che il Parlamento elvetico rifiuti la proposta e non proceda alla sua attuazione, dato che «approvare leggi illegali significa mettere in circolazione norme che non sono in grado di reggere ad una verifica giudiziaria» dal momento che «leggi nate zoppe non potranno mai essere validamente applicate. I giudici ne constateranno i vizi e dichiareranno la loro nullità o inapplicabilità».
Le associazioni economiche paventano la frode nei confronti della cittadinanza, qualora si propongano al problema della presenza massiccia di manodopera frontaliera in Ticino soluzioni «che in realtà non potranno trovare applicazione alcuna». Dato che il Consiglio di Stato le ha dichiarate «illegali».
Un mese fa il governo di Berna ha reso noto il suo parere sulla proposta di modifica della Costituzione cantonale ticinese fondamento di “Prima i nostri”. Una modifica, spiegavano i ministri di Berna a metà agosto, «conforme alla Costituzione federale» ma sostanzialmente inapplicabile.
“Prima i nostri” insomma sarebbe «conforme alla costituzione federale, anche perché propone obiettivi che non prevedono mandati legislativi concreti e non sanciscono diritti e doveri di singoli». Ma «Ii Consiglio federale constata che il margine di manovra del Canton Ticino nell’attuare le nuove disposizioni costituzionali in modo conforme al diritto federale è assai limitato», ha detto a metà agosto a Bellinzona il governo di Berna. Nessuno, quindi, può impedire al Canton Ticino di inserire nella propria Costituzione cantonale l’obiettivo di privilegiare i lavoratori residenti. Ma votare nel Parlamento che ha sede a Bellinzona leggi contro stranieri e frontalieri sarà praticamente impossibile.

16 Set 2017

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Redazione Corriere di Como

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