“Prima i nostri”, ecco il rapporto finale: «Troppi frontalieri» ma nessuna proposta
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“Prima i nostri”, ecco il rapporto finale: «Troppi frontalieri» ma nessuna proposta

Sei mesi di lavoro e un rapporto finale di 10 pagine. Molti numeri ma nessuna proposta concreta, a parte un’iniziativa da proporre alle Camere federali per arginare il fenomeno dei bassi salari (il cosiddetto dumping). È stato pubblicato, giovedì scorso, il rapporto finale della commissione istituita in seno al Parlamento ticinese per discutere i possibili provvedimenti attuativi legati a “Prima i nostri”.

Com’è noto, alla fine di settembre dello scorso anno, con un voto a larga maggioranza i cittadini del Cantone di lingua italiana avevano approvato una proposta di modifica della Costituzione ticinese volta a sbarrare la strada ai lavoratori stranieri o non residenti. Sin dal primo momento molte forze politiche avevano messo in evidenza l’inapplicabilità di una norma chiaramente in contrasto con gli accordi internazionali firmati dalla Svizzera in tema di libera circolazione.

Il Gran Consiglio di Bellinzona aveva comunque insediato una commissione speciale che, seppure priva di particolari poteri, ha lavorato sei mesi, producendo una serie di atti per il momento privi di efficacia. Nel rapporto finale i componenti della commissione sfornano numeri sul frontalierato (peraltro già noti) e criticano pesantemente il governo cantonale, accusato di non aver «intrapreso misure concrete» e di non aver «assunto specifici compiti o responsabilità ai fini dell’attuazione del volere popolare, al di là del mantenimento di quanto già in essere».

In realtà, come detto, la «preferenza indigena» in tema di assunzioni non può essere introdotta per legge nel settore privato. Ragione per cui il partito promotore del voto del 25 settembre scorso, l’Udc, ha comunque presentato una proposta di legge non condivisa da tutta la commissione e destinata a rimanere lettera morta, salvo il fatto che la Svizzera decida di cancellare gli accordi bilaterali con l’Unione Europea. Peraltro, in contraddizione con quanto affermato nel rapporto finale, ancora ieri il ministero dell’Economia di Berna ha diffuso dati estremamente positivi riguardanti il Ticino, dove il tasso di disoccupazione è sceso a marzo al 3,6%, lo 0,4% in meno rispetto a febbraio e lo 0,1% in meno rispetto allo stesso mese del 2016. In Canton Ticino i disoccupati sono oggi 6.106 (contro i 6.623 di febbraio e i 6.193 di marzo 2016).

Frontiere chiuse, nuove polemiche.  Sulla questione valichi chiusi di notte, intanto, si registrano nuove prese di posizione. Alcune delle quali a sorpresa. Dopo aver assunto la presidenza del governo cantonale (carica che a rotazione viene assegnata di anno in anno) il consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli, intervistato da TeleTicino, ha definito «inutile e potenzialmente dannosa» la scelta di sbarrare di notte i tre valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Una decisione, ha detto Bertoli, che «difficilmente avrà gli effetti sperati. Credo che sia una misura priva di un impatto significativo e non mi pare che ci fosse una grande convinzione, in tal senso, neanche da parte del governo federale e delle guardie di confine». La riflessione di Bertoli non si è limitata al dato tecnico, ma è scesa anche sul fronte politico. «Tutto questo non aiuta i rapporti tra la Svizzera e Italia e neanche fra il Ticino e la Lombardia. È anzi l’ennesimo tentativo di incrinare i rapporti tra i due Paesi», ha spiegato il consigliere di Stato, criticando in via indiretta le posizioni oltranziste dei colleghi leghisti e, in particolare, di Norman Gobbi. «Tutti noi dovremmo fare un bagno di realismo e sapere che lavoriamo vicino e abitiamo vicino e che le nostre economie sono assolutamente compenetrate», ha aggiunto Bertoli.

9 Aprile 2017

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