Nove edizioni di successi e di discussi “buchi”

L’entusiasmo per Joan Miró, il boom di Magritte e la delusione per Boldini
Il boom: Magritte. Il flop: Boldini. Si chiude oggi con il sipario sulla Dinastia Brueghel una storia iniziata nove anni fa. Una storia fatta di passioni, di opere immortali che hanno raggiunto le sponde del Lario, suscitando emozioni in decine di migliaia di visitatori.
Ma anche una storia che non è stata esente da polemiche e dibattiti infuocati in consiglio comunale. L’epoca delle grandi mostre firmate Gaddi ha avuto inizio nel 2004. Era il 13 marzo di quell’anno quando si è alzato il
sipario sul primo grande evento artistico che ha condotto Como nei circuiti dei cultori dell’arte di mezza Europa. L’artista scelto per inaugurare le mostre a Villa Olmo è stato Joan Miró, con la sua capacità di trascinare lo spettatore in un mondo di simboli onirici e suggestioni fatate. Sono stati 74mila i biglietti staccati per quella prima mostra, costata un milione e mezzo di euro. Difficile, quella prima volta, tracciare un bilancio, in mancanza di termini di confronto.
L’anno successivo approdava a Villa Olmo forse il nome più noto della storia dell’arte contemporanea: Picasso. La seduzione del classico: questo il titolo scelto per promuovere la mostra. Nonostante il nome di grande richiamo, però, l’incremento di visitatori rispetto alla mostra dell’anno precedente fu contenuto: Picasso ha sedotto soltanto tremila appassionati più di Miró, con un totale di 77mila biglietti. Nel frattempo, erano lievitati i costi per l’organizzazione: la mostra su Picasso era costata 1,8 milioni di euro. Alla seconda edizione, la crescita delle spese spalanca il baratro del bilancio negativo. Il 17 luglio 2005, data di chiusura della mostra di Picasso, è stato registrato un “rosso” di mezzo milione di euro.
Polemiche. Dichiarazioni di fuoco. L’anno successivo, la rinascita. Il picco assoluto nella storia delle grandi mostre lariane. Merito di René Magritte, maestro del surrealismo. Le sue visioni in equilibrio tra sogno e visione, le sue creazioni in grado di squarciare la realtà hanno richiamato a Villa Olmo ben 120mila spettatori. Il costo complessivo della mostra è stato di un milione e settecentomila euro. Quarantatremila spettatori in più rispetto a Picasso e centomila euro in meno di costo.
Magritte resta una pietra miliare nella storia delle grandi mostre. Un successo mai più raggiunto.
Piuttosto, negli anni successivi, il numero di visitatori si è assestato su un trend piuttosto definito. Le mostre organizzate dal 2007 al 2010 hanno avuto un numero di visitatori compreso tra gli 80mila e gli 88mila. A brillare, in questa fase, è stato l’astro di Rubens, nel 2010; l’anno precedente Chagall, Kandinsky e Malevic si erano fermati a quota 80mila. Rubens, però, nonostante i suoi 88mila biglietti, si è chiusa con un altro “buco”, più contenuto rispetto a Picasso, ma pur sempre quantificato in 180mila euro. Performance di tutto rispetto anche per Gli impressionisti, i simbolisti e le avanguardie, nel 2007, che hanno appassionato 84mila spettatori e per L’abbraccio di Vienna, che con i suoi 85mila visitatori raggiunge il terzo posto sul podio degli eventi di maggior successo dal 2004 al 2011.
Sul fronte dei costi, invece, la rassegna che ha avuto l’impatto meno consistente sulle casse dei finanziatori pubblici e privati è stata quella dell’anno scorso. Boldini e la Belle Epoque è costata un milione e centomila euro. È stata però anche la mostra meno visitata. L’arte di Boldini ha richiamato un pubblico di 71mila estimatori.

Marco Proserpio

Nella foto:
Vittorio Sgarbi e Sergio Gaddi durante la mostra di Picasso

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