Nove infermieri laureati a porte chiuse pronti a lavorare per l’emergenza sanitaria

Infermieri Pronto soccorso

La battaglia contro l’epidemia di Coronavirus sul Lario può contare su nuove e giovani forze pronte a entrare in azione. Nove nuovi infermieri si sono laureati ieri mattina all’Università dell’Insubria e sono pronti a lavorare.
Una seduta molto particolare quella che si è tenuta al collegio Cattaneo di Varese, a porte chiuse: docenti e studenti hanno indossato le mascherine di protezione e rispettato le distanze nel rispetto delle norme vigenti per contrastare il diffondersi del Covid19. La commissione era composta dai professori Francesco Passamonti, Giulio Carcano, Eugenia Trotti, Maurizio Versino, Giliola Baccin, Donatella Pontiggia, da Maria Assunta Donato e Alessandra Kiszka in rappresentanza degli Ordini professionali degli infermieri rispettivamente di Varese e di Como, da Anna Maria Politi per il Miur.
Tra i neolaureati Giulia Valtorta (22 anni) di Seregno, Camilla Leoni (24) di Tremezzina e Federica Rotondi (24) di Cerro Maggiore, che hanno frequentato nella sede di viale Cavallotti a Como. Tutti i neolaureati hanno svolto un tirocinio di sei mesi nelle aree critiche, ovvero Pronto Soccorso, Rianimazione e Terapia intensiva cardiologica.
«Sono tre i messaggi che voglio consegnarvi oggi – ha detto Francesco Passamonti, presidente della commissione e del corso di laurea in Infermieristica – Il primo è che ora siete dei professionisti ma che dovete continuare a crescere con l’esperienza e l’aggiornamento. Il secondo è che dovete essere generosi nel lavoro a cui sarete chiamati a breve. Infine raccomando la serietà: dovete essere sempre un esempio massimo rispetto ai problemi della sanità pubblica».
Oltre confine
Da ieri l’Università della Svizzera Italiana (Usi) ha deciso di limitare l’accesso ai campus di Lugano e di Mendrisio a tutti coloro che siano stati recentemente in una delle regioni indicate come “colpite” dalle autorità federali svizzere, in primo luogo l’Italia, e coloro che risiedono o abbiano soggiornato a partire dall’8 marzo in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.
Inoltre, chiunque risieda in Svizzera e sia di ritorno da queste regioni è invitato a non presentarsi nei campus di Lugano e Mendrisio per 14 giorni a partire dal giorno del suo rientro in Svizzera, anche qualora non accusi alcun sintomo.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.