Cantieri e fabbriche si fermano: il Ticino sempre più “chiuso”. Il governo chiede agli ultra 65enni di non uscire di casa

La droga è stata scoperta dalle guardie di confine svizzere

«Le attività nei cantieri devono cessare immediatamente, fatti salvi i lavori necessari per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. L’accesso agli uffici non è ammesso per il pubblico. Un’eventuale presenza in ufficio deve essere limitata. L’Amministrazione cantonale rimarrà chiusa fino al 27 marzo, fatte salve le attività urgenti definite dal Consiglio di Stato». Il governo del Canton Ticino stringe ancora di più le maglie per contrastare l’epidemia di Coronavirus e – accogliendo in gran parte l’appello lanciato nelle ultime ore da politici, sindacalisti, uomini di cultura, medici e scienziati – decide di limitare ancora di più le attività sul territorio, decretando la chiusura dei cantieri edili (nei quali lavorano migliaia di frontalieri) e autorizzando la prosecuzione delle «attività industriali che non possono interrompere immediatamente tutte le attività» soltanto sino a «svolgere i lavori necessari ad arrestare le linee di produzione».
«Dobbiamo agire tutti con la massima responsabilità e dobbiamo restare a casa – ha ribadito ieri, nella conferenza stampa convocata per presentare le nuove misure adottate dal governo, il presidente del consiglio di Stato, Christian Vitta – Un grande grazie va a tutto il personale sanitario e chi sta garantendo tutti i servizi di base nel nostro cantone. Il comportamento di ognuno è determinante per la vita degli altri. Ogni leggerezza può incidere sul bene più prezioso che abbiamo: la nostra salute».
Le scelte drastiche decise ieri avranno effetti ovviamente anche oltreconfine. Dovrebbe diminuire ancora di più, nei prossimi giorni, il flusso di lavoratori italiani in uscita verso la Svizzera. In pratica, i frontalieri “costretti” ad andare a lavorare sono, a questo punto, soltanto gli operatori della sanità (ospedali, case di cura, residenze per anziani) e gli operai delle fabbriche nelle quali sono prodotti materiali essenziali. «Alle dogane – ha infatti specificato Vitta parlando ieri ai giornalisti – sarà vietato l’accesso a tutte le persone che non esercitano in uno dei settori fondamentali elencati nelle misure decise quest’oggi, frontalieri inclusi».
In sostanza, oltre alle strutture sanitarie, restano aperte in Ticino le imprese del settore agricolo, le aziende del settore chimico-farmaceutico, medicale, alimentare o quelle «indispensabili per il settore sociosanitario» e le aziende legate all’informazione.
È stata invece confermata la chiusura di tutte le attività commerciali e produttive private: bar, ristoranti, palestre, negozi.
Altre decisioni nuove, non veri e propri obblighi, ma «inviti» lanciati con toni molto determinati, riguardano gli over 65. I quali «sono esortati a restare a casa», dovranno «evitare di accudire minorenni», dovranno «per gli acquisti farsi aiutare da parenti o usufruire dei servizi comunali appositamente organizzati per la consegna a domicilio della spesa». In questo caso, il «divieto di recarsi personalmente a effettuare acquisti» è in realtà «esplicito». Allo stesso modo, le persone anziane potranno «uscire di casa soltanto per motivi medici, per improrogabili motivi di lavoro nell’ambito di un’attività autorizzata e per svolgere attività motoria rispettando le norme igieniche accresciute e di distanza sociale». Per loro, se possibile, niente autobus. Il trasporto pubblico potrà infatti essere utilizzato soltanto «per necessità mediche o professionali».
Insomma, una chiusura a quattro mandate. Che testimonia come anche in Ticino la preoccupazione maggiore riguardi gli anziani, i più fragili di fronte all’epidemia di Coronavirus.
Come detto, ieri in mattinata un appello a «chiudere tutto» era stato lanciato da molti amministratori, politici, medici, sindacalisti e personaggi noti in Ticino attraverso il portale Liberatv.ch. «Chiediamo al governo di prendere questa decisione difficile e coraggiosa anche come gesto di solidarietà verso tutto il personale sanitario impegnato al fronte. Ricominciare lunedì con il rischio concreto di dover dopo qualche giorno, o qualche ora, innescare la retromarcia, creerebbe soltanto nuove e inutili polemiche», avevano scritto i firmatari dell’appello. «Siamo felici che il consiglio di Stato abbia accolto l’invito e abbia deciso di bloccare le attività non essenziali», ha commentato in serata il deputato chiassese Giorgio Fonio.

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