Nuotare a Como è una “missione impossibile”. Dopo Muggiò è chiusa anche la piscina Sinigaglia

La piscina Sinigaglia

Praticare sport fa bene alla salute, è risaputo. A Como però sembra veramente una missione impossibile tra impianti inesistenti, fatiscenti e antiquati e strutture tristemente sbarrate da mesi se non da anni. Ultimo esempio di questa annata nera, che accomuna sostanzialmente tutte le discipline più praticate in città, è la chiusura della piscina Sinigaglia – nella foto – per un guasto al sistema di riscaldamento, verificatosi venerdì. Ennesimo episodio che rende sempre più gravoso il fardello e le innegabili responsabilità di un settore gestito in primis dall’assessore allo sport Marco Galli. E così, partendo proprio dall’acqua, in attesa forse dell’imminente riapertura della vasca olimpionica di Muggiò, ecco l’ennesimo intoppo con la piscina Sinigaglia chiusa. Motivo: un guasto all’impianto del riscaldamento. Riapertura? Ancora tutta da definire visto che «anche oggi (ieri), i tecnici sono alla ricerca della perdita. L’impianto è pertanto inutilizzabile. Doveva chiudere per la pausa festiva a partire da lunedì prossimo e fino al 3 gennaio. Adesso bisognerà capire cosa potrà accadere», dice il direttore di Csu, Marco Benzoni. E la piscina Sinigaglia è l’emblema di un settore, quello sportivo, che si va lentamente sgretolando. Il guasto al riscaldamento è infatti solo uno dei problemi di questo impianto. Ormai da più di 5 mesi, ad esempio, le piattaforme dei trampolini d’altezza di 5 e 3 metri non sono utilizzabili. L’accesso è stato vietato perchè, dopo un controllo dell’Ats, è emerso che l’altezza del parapetto è di 85 centimetri, mentre la normativa impone almeno un metro. E così la società si è ritrovata costretta a vietarne l’accesso. Un disagio già emerso a gennaio con i parapetti del ballatoio che corre lungo il perimetro della vasca. Come se non bastasse, la parte wellness – bagno turco e sauna – è chiusa da anni. Da quando nel settembre del 2017 un principio di incendio nella sauna maschile ha portato alla chiusura dell’area. «La situazione dovrebbe sbloccarsi a breve. Appena avremo il via libera potremo subito riaprire la parte femminile, non intaccata, e poi si valuterà come intervenire sulla sauna dei maschi», spiega Benzoni. Per l’agibilità delle piattaforme si sta ancora attendendo un incontro con la Soprintendenza che, essendo la struttura vincolata, è competente in materia. A Como oggi si può nuotare solo nell’impianto Conelli-Mondini di Casate. A Muggiò infatti, la vasca è chiusa da 6 mesi, con oltre mille atleti costretti ad allenarsi in altri impianti lombardi se non svizzeri. Si è in attesa, dopo numerose riunioni tra amministrazione comunale e Federazione Italiana Nuoto, del via libera alla bozza di convenzione. Primo passo per eseguire poi i lavori di manutenzione richiesti e propedeutici alla riapertura.
E a due passi dalla piscina di Muggiò giace, ormai fagocitato dalla vegetazione, il palazzetto dello sport, chiuso dal 2013 e simbolo assoluto di degrado. In passato le amministrazioni si sono spesso avvicendate nell’esecuzione di interventi provvisori per concludere la stagione sportiva in corso fino a quando la situazione è apparsa insostenibile, arrivando alla chiusura. Intanto lo scorso mese di gennaio 2019 la giunta ha approvato lo studio di fattibilità per la modifica dell’impianto che, secondo cronoprogramma, dovrebbe essere realizzato nel 2022. L’investimento di 6 milioni e 900mila euro che comprende la demolizione del vecchio fabbricato e la nuova costruzione, è stato stanziato da Regione Lombardia con il progetto nell’ambito del “Patto per la Lombardia”.
Poi c’è il palaghiaccio di Casate, altro fronte aperto e che in passato ha “assicurato” polemiche e problemi. Nel novembre 2018 infatti erano stati eseguiti interventi sulla copertura per risolvere il problema delle infiltrazioni d’acqua dal tetto sulla pista, che avevano portato a una chiusura temporanea. Una riparazione che però attende in futuro un rifacimento totale del tetto. «Si tratta di un impegno economico ingente che andrà calibrato e valutato con la massima attenzione e ci vorrà del tempo», aggiunge Benzoni. Intanto, sempre all’interno del palaghiaccio, vanno ancora eseguiti i lavori per il rifacimento degli spogliatoi dell’hockey. Per gli amanti della corsa va meglio, ma soltanto perché è sempre possibile correre all’aperto e godere anche del panorama, non facendo però troppo a affidamento sul campo Coni di atletica leggera di Camerlata. Se infatti la pista è stata rifatta seppur con 9 mesi di ritardo sul cronoprogramma iniziale, ancora oggi perdura una situazione precaria negli spogliatoi dell’impianto, che necessiterebbero di lavori di ammodernamento e rifacimento. Frequenti le segnalazioni agli uffici comunali per scarichi intasati e spogliatoi allagati.

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