Nuova Camera di commercio. Polemica sull’assenza di un progetto

La Camera di Commercio di Como

Il futuro della nuova Camera di commercio avvolto nel «silenzio». In attesa che una sentenza del Tar del Lazio sblocchi in via definitiva le nomine regionali – o le paralizzi per sempre – si riapre il dibattito su ciò che sarà (o dovrebbe essere) il nuovo ente nel quale sono confluite le strutture di Como e di Lecco.
L’accordo tra la Confindustria, la Confartigianato e la Confcommercio ha in sostanza blindato la governance. Ma ha anche dato modo agli “esclusi” – ai rappresentanti, cioè, delle categorie economico-sociali esterne al patto di reggenza – di far sentire la propria voce su varie questioni.
«Sino a oggi non è venuta alla luce alcuna idea progettuale e seria – dice Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria – al documento con cui abbiamo tentato di aprire un dibattito dentro il mondo associativo non è seguita alcuna risposta. Non accadeva da tempo che chi si candida, legittimamente, al governo della Camera di commercio non esprima poi segnali di indirizzo e di orientamento. In una fase di rinnovo non ordinario è cosa del tutto anomala».
Frangi lamenta il fatto che «non sia espressa alcuna visione sul ruolo e sulle scelte di fondo da dare nel nuovo contesto. Mancano visioni originali e scelte strategiche, sembrano aumentare soltanto le sedie attorno a tavoli la cui rilevanza ed efficacia è inversamente proporzionali al numero dei partecipanti. Il mondo imprenditoriale si lamenta spesso della classe politica a livello generale e locale, ma qui dove è chiamato a guidare un’istituzione pubblica dà il peggio di sé stesso».
Molto critico appare pure Claudio Casartelli, presidente della Confesercenti di Como. «Nel piano commissionato dalle due Camere di commercio ad Aaster e presentato pochi giorni fa si parla della necessità di condividere le scelte. Esattamente quello che non è stato fatto. Nulla si sa sul progetto di chi governerà la Camera di commercio».
Casartelli chiede più ascolto di «territorio e imprese» e lo stop a iniziative inutili, «come l’ultima sulla mobilità elettrica sul lago che non serve a nulla. Ci dicano poi che cosa vogliono fare per gli storici “feudi” di Lariofiere, ComoNext e Villa Erba».
La condivisione di progetti e idee è il dato di partenza necessario anche per Alberto Bergna, direttore di Cna Como. «Si tratta di fare scelte precise – dice – tutti dicono che mancano le infrastrutture. Ma chiedo: la bretella Como-Mariano viene prima o dopo la Varese-Como-Lecco? E ancora: la formazione è importante, ma in quale settore si deve investire?».
Bergna non rinuncia poi a una considerazione più “politica”: «Il presidente uscente della Camera di commercio di Como, Ambrogio Taborelli, ha detto che gli apparentamenti sono la madre del governo dell’ente. Io credo che sia un’affermazione debole, si dovrebbe invece lavorare sul confronto e sul dialogo. Lo stesso Taborelli era stato votato praticamente da tutte le componenti».
A proposito di priorità, secondo Frangi «bisognerebbe dichiararle e realizzarle. La futura Camera di commercio avrà tra le mani asset diversificati sul territorio. Dovrà quindi decidere su che cosa puntare. Prendiamo la questione università: si riproporrà il dualismo tra Politecnico e Insubria su scala interprovinciale. Sarebbe interessante capire come ci si vorrà muovere, perché dare a ciascuno le briciole non avrebbe alcun senso».
«Oggi si propongono hub creativi a Como, a Lariofiere e in altri posti – aggiunge infine Claudio Casartelli – forse c’è un po’ di confusione, di sicuro mancano una visione d’insieme e un progetto».

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