Nuova tegola per gli artigiani in Svizzera. Da gennaio scatta il pagamento dell’Iva

Un cartello che regola il transito dei frontalieri al confine.

Anno nuovo, balzello nuovo. Questa volta non per colpa del vorace fisco nazionale, ma dell’intransigente macchina fiscale svizzera che erige un’altra barricata per scoraggiare l’attività oltreconfine delle piccole imprese italiane. Un fronte che vede in prima linea soprattutto gli artigiani comaschi.
Dal 1° gennaio del prossimo anno basterà aver fatturato anche un solo franco per lavori effettuati in Svizzera per essere costretti a versare l’Iva e a nominare (e pagare) un rappresentante fiscale nella Confederazione, il cui compito sarà in sostanza quello di operare come garante dei versamenti Iva cui l’impresa italiana, comasca in particolare, sarà tenuta. Senza un rappresentante fiscale, l’impresa non potrà operare sul territorio elvetico.
«Sino a oggi – spiega una nota della fiduciaria Sofipo Global Plus con sede a Lugano – questo obbligo riguardava soltanto le società estere che producono sul territorio elvetico un fatturato superiore ai 100mila franchi e che, per fornire opportune garanzie finanziarie e fiscali, erano obbligate a dotarsi di un rappresentante fiscale in Svizzera. Con la nuova normativa è sufficiente anche un mini-appalto, una prestazione d’opera marginale, per incorrere nell’obbligo di dotarsi (e sopportarne l’onere conseguente) di un rappresentante permanente nella Confederazione».
L’obbligo riguarderà tutte le imprese che complessivamente producono, a livello mondiale, un fatturato annuo pari a 100mila franchi, di cui almeno un franco in Svizzera.
«Da parte delle autorità elvetiche ci sono state ulteriori restrizioni a carico di chi vuole lavorare in Svizzera – conferma Marco Galimberti, presidente di Confartigianato Como – Abbiamo seguito l’iter di questa normativa, ora purtroppo è giunto il momento dell’entrata in vigore. Si tratta di un onere in più a carico delle piccole imprese, un ulteriore freno al loro lavoro in Ticino, un mercato importante per gli artigiani comaschi».
Sulle novità in tema di normativa Iva in Svizzera, si è svolto giovedì scorso un seminario organizzato da Confartigianato Como.
L’Iva – che dal 1° gennaio vedrà l’aliquota normale scendere dall’8 al 7,7%- viene prelevata su tutte le forniture di beni e di servizi svolti in Svizzera, dagli arredi all’edilizia, dal giardinaggio alla manutenzione di impianti e così via, eccezion fatta per una serie di prestazioni escluse o esentate. Oggi devono pagarla soltanto le imprese italiane che in territorio elvetico fatturano più di 100mila franchi, dal prossimo anno saranno assoggettate a tale obbligo tutte le aziende che fatturano anche un solo franco in Svizzera e che abbiano un giro d’affari complessivo, realizzato in Italia, in Europa o nel resto del mondo, pari a 100mila franchi
«Come associazione – aggiunge Galimberti – ci stiamo attivando per individuare una rete di società fiduciarie che in Ticino possano offrire il necessario supporto agli artigiani per far fronte ai nuovi oneri. Ma non solo: a livello politico stiamo facendo di tutto, in particolare ai tavoli regionali con i rappresentanti elvetici, per permettere alle nostre imprese di continuare a lavorare in Svizzera».

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