Cronaca

«Nuove regole contro lo strapotere mafioso»

Gian Antonio Girelli, 52 anni, bresciano di Salò eletto in consiglio regionale nelle liste del Partito Democratico, è il presidente della commissione Antimafia della Lombardia. Le notizie provenienti dalla Dda di Milano hanno aperto un nuovo capitolo sulla presenza delle mafie nel ricco Nord del Paese. Una presenza capillare, minacciosa, che ha come obiettivo principale i cantieri di Expo e i grandi lavori pubblici collegati all’evento mondiale che si aprirà nel maggio del prossimo anno.
«Sul tema Expo e opere annesse – dice Girelli – è urgente individuare le situazione critiche e fare pulizia. Dobbiamo poter promuovere un evento mondiale e non soltanto dover spiegare all’opinione pubblica internazionale attività di indagine e di contrasto della criminalità organizzata».
Presidente Girelli, gli arresti di oggi (ieri, ndr) confermano tuttavia l’esistenza di un problema gigantesco in Lombardia. Le mafie non soltanto non arretrano, ma sembrano diventare ogni giorno più forti, nonostante il lavoro di contrasto della magistrature e delle forze dell’ordine.
«Purtroppo, la realizzazione di grandi opere ha innescato gli interessi delle mafie insediate in Lombardia. La preoccupazione per quanto sta accadendo è forte».
Come agisce la commissione regionale Antimafia?
«Cerchiamo di fare tutto ciò che è in nostro potere per arginare il fenomeno. Abbiamo sentito una serie di persone direttamente coinvolte nella costruzione di Expo, a partire dal commissario Giuseppe Sala. A tutti abbiamo chiesto massima attenzione nel far rispettare le regole. Inoltre, lavoriamo a livello legislativo per proporre al consiglio regionale l’introduzione di norme che favoriscano un maggiore controllo delle attività economiche a rischio».
Non pensa che i poteri della commissione siano troppo limitati per contrastare un fenomeno così ampio, ramificato e solido?
«Non so se i nostri poteri siano limitati. So quali sono i nostri principali obiettivi. Vogliamo, ad esempio, favorire la crescita dei quadri amministrativi, spesso non in grado di cogliere segnali difficili da decifrare».
Non crede che esista un problema di classe politica? I partiti hanno ancora la credibilità, oggi, per fronteggiare il fenomeno mafioso?
«Noi lavoriamo per fare pulizia nella classe politica. Stabilendo criteri e modalità di azione. In questo campo bisogna essere più decisi. La criminalità non ha appartenenza, non riguarda uno o due partiti ma tutta la politica. C’è un tentativo chiaro di intromissione diretta nelle istituzioni e di controllo dei piccoli Comuni per condizionare le scelte e gestire direttamente gli appalti».
Ma, concretamente, in che modo pensate di agire?
«Penso a un coordinamento tra tutte le commissioni Antimafia attive nei Comuni della Lombardia. Penso anche a provvedimenti e norme che favoriscano la formazione di amministratori locali e di funzionari pubblici. L’associazione Libera, ormai da anni, si muove in questa direzione. Credo che la Lombardia debba dare sostegno a simili iniziative. Presto visiteremo anche tutte le realtà provinciali incontrando le Procure e chi lavora sul campo».

Nella foto:
Secondo il presidente della commissione regionale Antimafia bisogna favorire in ogni modo l’attività di contrasto alle cosche
29 ottobre 2014

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