Cronaca

Rispuntano le “case” dei disperati

Area ex Ticosa – Spazi angusti protetti dal cellophane diventano rifugi
Scopelliti: «Il fenomeno si ripropone dopo ogni intervento»

La spazzatura non si vede subito. Bisogna cercarla, con lo sguardo, in una mattina gelida che promette neve.
Mentre a pochi metri scorre il traffico inarrestabile di Como. Il motore delle auto che percorrono la tangenziale produce una colonna sonora monotona, quasi ipnotica.
Nel parcheggio della Ticosa il solito viavai, per la verità molto più contenuto rispetto a un qualsiasi giorno lavorativo. Gruppi di giovani si sono dati appuntamento al centro di questa spianata. Dai loro dialoghi

si capisce che per loro sarà un giorno di festa, da trascorrere in centro. Cioè a poche centinaia di metri da qui.
Tutto cambia, però, se si oltrepassano le barriere new jersey di cemento che sono state posizionate nella parte del parcheggio rivolta verso piazza San Rocco. All’inizio sembra solo una zona di parcheggio deserto, inaccessibile alle auto. Poi, però, si notano i primi particolari. Gli occhi raggiungono gli spazi vuoti sotto via Grandi, che collega la Napoleona a viale Innocenzo. Si tratta di una lunga rientranza, percorsa da tubature. I divisori di cemento, che sostengono la strada, creano una sequenza di spazi aperti su un solo lato, quello rivolto verso il parcheggio. Almeno tre di questi spazi sono protetti da lenzuola stese, da fogli di cellophane. Sono completamente saturi di sacchetti di immondizia. Qualcuno ha disposto i sacchi di spazzatura in modo da lasciare libera soltanto una porzione ristretta del loculo di cemento. Un vero e proprio ingresso. Il resto del materiale accumulato in queste rientranze è stato collocato con una finalità evidente: creare una protezione contro il freddo.
Fino a qualche mese fa, in questa zona, le tracce di vita balzavano agli occhi con la forza di un pugno: divani, sedie, tavolini improvvisati, perfino griglie di ferro con ancora sopra pentole annerite dal fuoco e rimasugli di cene consumate la sera prima. Gli arredi raffazzonati erano distribuiti anche sulla superficie del parcheggio.
Poi, però, a fine aprile, erano intervenute le forze dell’ordine. La zona era stata sgomberata e interamente ripulita. In pochi giorni, i camion del Comune avevano prelevato in questa zona 43 quintali di immondizia.
Delle poltrone, dei divani, di quei salotti improvvisati ora non vi è più alcuna traccia. Ma questi anfratti sono nuovamente rifugio di disperati e senzatetto.
Accanto ai tre spazi trasformati in alloggio ve ne sono altri. Fantasmi di monolocali.
Sembrano disabitati, all’apparenza. Ma all’interno sono stipati di sacchetti di spazzatura, vestiti logori e strappati.
In fondo, sotto le tubature che percorrono la struttura, si notano materassi, anneriti e logori. E fogli di cartone che di notte, quando il freddo morde, diventano coperte. Fuori da uno scompartimento quattro o cinque piccioni beccano un sacchetto, che contiene ancora un mezzo panino avanzato da ieri.
In altri casi, in questa serie di piccole abitazioni di fortuna, non vi è traccia di materassi. Ma, dentro, compaiono le immancabili distese di rifiuti. In un settore, spesso sul fondo dello spazio, lontano dal parcheggio e da occhi indiscreti, sui sacchetti di spazzatura sono stati stesi panni, strappati e unti. Un espediente per rendere più accogliente il giaciglio.
E poi, ovunque, cumuli di spazzatura. Lattine, bottiglie di plastica, qualche indumento venuto da chissà dove. Sulle confezioni di cibo non è difficile imbattersi in scritte straniere. Su molte lattine compaiono indicazioni in cirillico.
All’ingresso del parcheggio, su una cunetta di terra, è stato abbandonato un cappello di velluto. Altrove, su un tappeto indistinto di materiale buttato a terra, si distingue un paio di scarpe da donna, con tacco piuttosto alto.
Tra gli spazi sotto via Grandi non si notano movimenti. Tutto appare immobile, quasi abbandonato. Anche perché, ormai, è mattina inoltrata. Il silenzio domina ovunque, spezzato soltanto dal ruggito stanco delle auto dirette in città. Ma questa sera la zona sarà ancora abitata. I monolocali saranno di nuovo occupati.
«Questa situazione conferma ciò che già sappiamo: il degrado chiama altro degrado. E dopo ogni intervento la questione si ripresenta puntualmente». L’assessore Francesco Scopelliti, con delega alla Sicurezza, non cerca facili scuse.
E analizza il delicato argomento senza trascurarne i risvolti sociali. La questione dei senzatetto che trovano rifugio nel parcheggio della Ticosa era già stata affrontata lo scorso anno con un intervento radicale da parte delle istituzioni.
L’intera zona era stata sgomberata. Al termine dell’operazione, in tutta l’area non era rimasta più alcuna traccia dei rifiuti che si erano accumulati. Poi tutto è ricominciato.
«Ciò che accade alla Ticosa succede anche in via Tommaso Grossi – riprende Scopelliti – Dobbiamo però tenere conto del fatto che il 99% delle persone che si rifugiano nel parcheggio, sotto via Grandi, è in possesso di un regolare permesso di soggiorno e non vuole in alcun modo essere ospitato nelle strutture messe a disposizione dal Comune».
La Ticosa ogni notte si trasforma in un albergo, un ostello per disperati che non hanno altri strumenti per ripararsi dal freddo.
«La sicurezza, però – chiarisce l’assessore – è implicata soltanto a livello di semplice percezione da parte dei cittadini. Questo problema coinvolge soprattutto i servizi sociali». Ogni senzatetto ha una sua storia e una sua provenienza. Sono spesso stranieri, ma non mancano gli italiani.
«La soluzione non è facile – dice ancora Francesco Scopelliti – Il problema, infatti, è anche di carattere sociale; una risposta adeguata dovrebbe prevedere opportune strategie per motivare queste persone. In questo settore, un lavoro eccellente è stato svolto dai City Angels, che si sono impegnati nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione. Sono sempre nella zona e la loro presenza è davvero di grande aiuto».
Il dialogo con alcune persone non è sempre facile, anzi. In molti casi sembra che non vi sia alcuno spazio per una qualsiasi relazione con la società.
«La verità è che in molti casi parliamo di persone che si emarginano da sole» sostiene l’assessore alla Sicurezza. «Gente emarginata che per scelta non ricerca più alcun dialogo con nessuno. Se teniamo conto del freddo di questi giorni, possiamo capire come il problema assuma contorni particolarmente delicati – conclude Scopelliti – Per questo è necessario pensare a forme di recupero e integrazione».
Marco Proserpio

Nella foto:
Nello spazio sottostante via Grandi sono stati creati veri e propri mini-appartamenti. A poco è valso l’ultimo sgombero programmato lo scorso aprile da Palazzo Cernezzi, puntualmente i disperati sono tornati in Ticosa (foto servizio Mv)
7 gennaio 2011

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