Nuovo “duello” in aula tra Gilardoni e il pm: «Ritengo di essere stato arrestato ingiustamente»
Città, Cronaca

Nuovo “duello” in aula tra Gilardoni e il pm: «Ritengo di essere stato arrestato ingiustamente»

«Mai avrei pensato di avere un giorno le manette ai polsi, di fare questa esperienza. Se penso di essere stato arrestato ingiustamente? Sì, lo penso».
Deposizione fortemente drammatica ieri in Tribunale a Como. Davanti ai giudici del Collegio, per la seconda parte del suo esame “fiume”, si è seduto Pietro Gilardoni, ex dirigente del settore Reti di Palazzo Cernezzi arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulle paratie antiesondazione del Lago di Como e su una serie di appalti e opere pubbliche.
Gilardoni fin dal primo momento, ovvero dall’interrogatorio di fronte al giudice delle indagini preliminari Maria Luisa Lo Gatto, avvenuto poco dopo l’arrivo al Bassone, aveva raccontato la propria versione dei fatti, contestando punto per punto quelli che erano i capi d’imputazione. Una difesa a “braccio”, «senza aver parlato con gli avvocati e avendo letto solo le pagine dell’ordinanza», che aveva tracciato una linea che è stata mantenuta inalterata in tutti questi mesi.
Fino, appunto, alla doppia udienza a lui dedicata nel processo che è in corso al palazzo di giustizia. Ore ed ore di esame e controesame chiuse ieri con la frase ad effetto, detta guardando fisso davanti a sè, nel vuoto: «Mai avrei pensato di ricevere una ordinanza di custodia cautelare e di fare questa esperienza. Decisi io di rispondere alle domande del gip, pensavo che in poche ore sarei andato ai domiciliari. Volevo spiegare punto per punto quello che mi veniva contestato. In carcere invece sono rimasto 62 giorni».
«Fui svegliato la mattina alle 5.30, mi perquisirono. Non avevo capito che mi stavano arrestando. Lo capii quando un maresciallo della Finanza mi disse di preparare i miei effetti personali. Mi hanno ammanettato, è stato tutto un po’ esagerato, ma credo che sia la prassi, che ci siano regolamenti… Sì – è la chiosa – ritengo di essere stato arrestato ingiustamente».
Gilardoni in precedenza aveva di nuovo risposto, a lungo, alle domande del pubblico ministero. Ammettendo anche «ingenuità» nell’aver accettato un lavoro a San Giuliano Milanese che gli era stato trovato da un imprenditore che in precedenza, sostiene l’accusa, aveva tentato di “addolcirlo” per ottenere l’allargamento di Salita Peltrera.
«Ma non mi passò nemmeno per la testa che potesse essere interpretato dalla Procura come una utilità che mi veniva offerta. Mica mi stavano regalando un viaggio alle Maldive. Queste sottigliezze penali non le conoscevo. Il lavoro mi intrigava, era difficile e stimolante, non era in conflitto con quanto stavo facendo in Comune e decisi di accettarlo, tutto qui. Certo che se avessi saputo di finire in carcere… Non avevo bisogno di fare quel lavoro, fu più che altro una sfida». «Su Salita Peltrera – ha poi proseguito Gilardoni – c’era un evidente interesse di pubblica utilità. Se prendi un infarto in quella via non ti possono soccorrere. Ma il titolare del terreno che serviva per allargare la strada non voleva cederlo. Io rimasi allibito da questa vicenda. Qualcuno voleva guadagnarci con la questione di Salita Peltrera. Ancora oggi mi chiedo perché l’azienda che doveva ristrutturare la palazzina (e che non si mosse proprio in attesa di allargare la strada) non fece una azione legale».
Il pm gli contesta poi di aver consegnato una lista a un imprenditore che conteneva i nomi delle ditte invitate per i lavori di via Garibaldi e piazza Volta: «Fu una rivelazione di segreti d’ufficio», ha tuonato l’accusa.
«Sì, ho consegnato quella lista – ha ammesso Gilardoni – Ho fatto una stupidaggine, una sciocchezza, ma l’imprenditore mi pressava e volevo levarmelo di torno. Ma lo dissi subito anche al gip quando mi interrogò. Consegnai la lista perché era una semplice curiosità che soddisfavo, sapendo però, come poi è avvenuto, che nessuno avrebbe comunque potuto in alcun modo alterare l’asta. Il mio comportamento non so se fu un reato, di certo non portò alcun beneficio all’imprenditore e non arrecò alcun danno al Comune».
M.Pv.

22 marzo 2018

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