Nuovo voto ticinese contro gli italiani

Gran Consiglio e “padroncini”
Ottanta voti a favore e uno soltanto contrario, il trotzkista Matteo Pronzini. Il Parlamento del Canton Ticino ha approvato ieri una mozione con cui si chiede di abolire le notifiche online per i cosiddetti “padroncini”, ovvero i lavoratori autonomi (e tra loro, anche gli artigiani frontalieri) ai quali sono affidati incarichi diretti in ogni genere di settore. La mozione, votata da tutti i partiti del Gran Consiglio di Bellinzona tranne, come detto, il rappresentante dell’estrema sinistra, chiede

al governo di tornare al sistema cartaceo.
L’idea dei deputati ticinesi è che una procedura meno accelerata e tecnologica possa porre un freno alla crescita degli incarichi diretti ai lavoratori autonomi italiani. In realtà, le cose sono molto diverse. Come ha detto in Parlamento la responsabile dell’Economia cantonale, Laura Sadis, la notifica potrà essere scaricata dal sito della Confederazione e inviata via fax.
Il voto del Gran Consiglio ha quindi un valore soprattutto politico, e si innesta nel clima avvelenato degli ultimi anni sfociato nel referendum del 9 febbraio scorso. Il primo commento alla decisione ticinese è giunto ieri dal consigliere regionale del Pd, Luca Gaffuri.
«Si tratta di un altro atto preoccupante e unilaterale del Canton Ticino verso i nostri lavoratori che si recano oltreconfine – ha detto Gaffuri – Se un imprenditore lombardo va in Ticino per impiantare la sua azienda va tutto bene, anzi viene accolto a braccia aperte. Se invece va e torna in giornata, diventa solo un “fastidio”».

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