Obbligo vaccinale, sono già 1.313 gli studenti irregolari
Sanità, Territorio

Obbligo vaccinale, sono già 1.313 gli studenti irregolari

A quasi quindici giorni dal termine imposto dal Ministero della Salute sull’obbligo vaccinale (10 marzo) ecco i dati ufficiali, forniti ieri dall’Ats Insubria e da Regione Lombardia sull’obbligo vaccinale.
Per quanto riguarda l’Ats Insubria, sono 1.313 gli studenti da zero a 16 anni segnalati come irregolari. Per 16 bimbi sotto i 6 anni si chiudono così le porte della scuola dell’infanzia.
Si tratta di dati tutt’altro che allarmanti, visto che le irregolarità toccano soltanto una scuola su venti del Comasco. Solo gli istituti che registravano irregolarità dovevano infatti inviare le comunicazioni all’Ats.
L’Asst Lariana, che fa parte dell’Ats Insubria con Asst Sette Laghi e Asst Valle Olona, comprende ben 627 scuole. Hanno inviato gli elenchi all’ex Asl in 32 istituti, circa il 5% dei plessi scolastici. L’area comasca è in linea con quelle della provincia di Varese, visto che complessivamente sono stati inviati dati da 98 scuole su 1.659.
I problemi maggiori riguarderanno i più piccoli, ovvero ad oggi i 16 alunni comaschi segnalati da parte della scuola dell’infanzia. Questi bambini non potranno più accedere alla scuola fino a quando non dimostreranno di essere in regola. Le verifiche incrociate sono però, come detto, appena iniziate.
«Ats Insubria ha completato la raccolta dati per la compilazione degli elenchi relativi al numero di alunni segnalati dalle scuole, in quanto non hanno prodotto la documentazione così come richiesta ai sensi della vigente legge relativa all’obbligo vaccinale», scrivono dall’Ats Insubria.
«Nei prossimi giorni i Centri vaccinali procederanno con la verifica di ogni singola situazione per accertare che non ci siano stati errori o dimenticanze, oppure, diversamente, che l’inadempienza sia effettiva e corrisponda quindi a una precisa volontà di non vaccinare. Al temine di queste verifiche, si potrà dichiarare l’inadempienza all’obbligo vaccinale», si legge nel comunicato.
In tal senso l’Azienda territoriale sanitaria spiega come «da un primo controllo a campione alcuni nominativi segnalati dalle scuole corrispondono a bambini o ragazzi che, di fatto, risultano in regola con le vaccinazioni, pur non avendo prodotto alla scuola la documentazione nei termini previsti».
Ieri ha parlato anche l’assessore uscente al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera.
«Secondo gli elenchi forniti alle nostre Ats da 1.965 su 10.729 strutture scolastiche della Lombardia, tra asili nido, scuole materne, elementari, primarie e secondarie, sono complessivamente 25.599 i soggetti fino ai 16 anni (sono circa 1.500.000 i nati) che non hanno presentato la documentazione richiesta alla data del 10 marzo in virtù della legge sull’obbligo vaccinale».
La scadenza riguardava chi aveva autocertificato a settembre e ottobre di essere in regola con le vaccinazioni e chi si era avvalso dell’autocertificazione della volontà di richiedere ai Centri vaccinali di effettuare le vaccinazioni.
«Dei 25.599 – spiega l’assessore – 77 sono gli alunni nella fascia fino ai 3 anni, 1.093 quelli fino ai 6 anni e 24.429 quelli della scuola dell’obbligo dai 6 ai 16 anni. Mentre per le prime due categorie la legge prevede che non possano frequentare fino a quando non si saranno messi in regola, per gli alunni della scuola dell’obbligo scatteranno le procedure per le sanzioni. Ora, comunque -ha sottolineato Gallera – partiranno le verifiche da parte delle Ats sui nominativi comunicati per accertare la reale situazione». E, come anticipato, ci sarebbero diversi studenti che nel frattempo si sono vaccinati.
«Ci auguriamo – ha concluso – che il numero si riduca ulteriormente. Regione Lombardia metterà in atto, comunque, prima di giungere alle inevitabili sanzioni previste dalla legge, che possono andare da 100 a 500 euro, tutti gli strumenti necessari per tentare di convincere e far acquisire alle famiglie la consapevolezza che le vaccinazioni sono un atto responsabile da compiere sia per la salute dei figli e per il bene della comunità».
P.An.

24 marzo 2018

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