Oggi l’investitura di Francesca Paini a Cavaliere della Repubblica

Da sinistra, Francesca Paini e Bianca Passera

Ride e si schermisce Francesca Paini, neo “Cavaliere della Repubblica”, ancora frastornata per la nomina inaspettata a cui è seguita una valanga di messaggi e congratulazioni.
«Proprio non me l’aspettavo – racconta Francesca Paini – quando ho letto la mail che mi è arrivata dalla Prefettura prima ho pensato a uno scherzo poi, quando ho capito che era vero, sono andata su Wikipedia per capire cosa diavolo fosse il titolo di “Cavaliere al merito della Repubblica”!».
Francesca Paini, 55 anni, comasca, mamma, è una cooperatrice e un’imprenditrice del sociale. Il motivo del riconoscimento è proprio il suo impegno nell’ambito del mondo della cooperazione sul Lario e in Lombardia. È presidente di Fondazione Scalabrini, che si adopera per ridare una casa a famiglie in difficoltà. Tra gli ultimi progetti varati, “La casa dei bambini” di via Pastrengo a Como, inaugurata lo scorso febbraio e nata in ricordo dei quattro piccoli bimbi morti nel 2017 nella tragedia di via per San Fermo. Inoltre, ha creato a Como la cooperativa sociale Tikvà, con cui lavora nel settore del welfare inclusivo. L’ultimo progetto, un modello economico sostenibile, si chiama “#bacomania” e promuove il ritorno della gelsibachicoltura sul Lario. Francesca Paini è anche presidente della società cooperativa Editoriale Lariana, socio di maggioranza del Corriere di Como.
Dunque, come si diventa Cavaliere della Repubblica?
«Non ne ho la più pallida idea, ma mi fa un’enorme piacere. Scherzi a parte, è un bel traguardo e l’eco che ne ricevo mi sta aiutando molto per i progetti con i giovani che sto portando avanti, in genere non amo la sovraesposizione ma questa nomina mi aiuterà con il lavoro nel sociale, poi mi inorgoglisce non tanto per il “Cavaliere” quanto per “della Repubblica”, visto che proprio alla Costituzione italiana è dedicato il progetto che oggi faremo conoscere».
Nientemeno che far scrivere ai giovani gli Articoli di una Costituzione del futuro…
«Sì, l’iniziativa si chiama “Ri-Costituente: la Costituzione del 2050” e oggi la presenteremo con un webinar in cui avremo ospiti illustri che dialogheranno con i ragazzi che hanno scritto i primi tre Articoli su sport, salute e relazioni digitali. Ci saranno Valerio Onida, Beppe Bergomi, Giuliano Pisapia e molti altri».
Come è nata l’idea?
«Ho conosciuto il sindaco di Cartosio, il paese del senatore Umberto Terracini (che fu presidente dell’Assemblea costituente n.d.r.), per il progetto dei bachi da seta, poi quando ho scoperto che lì vicino ci sono i paesi che diedero i natali a Sandro Pertini e Norberto Bobbio, ho pensato che avremmo potuto fare qualcosa di più grande. A Cartosio avrà sede il nostro festival sulla “Costituzione del futuro”. Il progetto avrà una durata triennale ed è aperto a tutti i giovani dai 12 ai 20 anni. Con loro terremo laboratori per riscrivere altri 139 articoli, tanti quanti ne contiene la Costituzione attuale. Un lavoro corale di educazione civica che traduce in concreto lo spirito cooperativo e mutualistico che è alla base della Costituzione».
È il lavoro per Fondazione Scalabrini, però, che l’ha portata al riconoscimento.
«Sì, penso che sia così. Qualcuno mi ha segnalato e quando scoprirò chi è lo ringrazierò. È un progetto in cui credo moltissimo».
Come proseguirà?
«Abbiamo in cantiere il recupero di due nuovi appartamenti che saranno destinati all’accoglienza, abbiamo portato Internet a tutte le famiglie e ci stiamo organizzando per far proseguire l’attività online così da avere sempre un colloquio con loro. Il secondo progetto è riuscire a lavorare con qualche cooperativa per recuperare, adattare e restaurare mobili così da renderli accessibili a una fascia bassa del mercato».
Che cosa teme per il futuro delle famiglie più disagiate?
«La preoccupazione grossa è il lavoro e l’impossibilità di muoversi, il crollo della richiesta per i lavori stagionali è drammatica. Purtroppo molte di queste famiglie si sostengono con lavori precari, se il contributo viene a mancare che cosa accadrà a queste persone? Esploderà il lavoro nero. Sarà il prossimo banco di prova… dovremo lavorare su due fronti: la comunicazione per far conoscere le nostre attività e cercare fondi e puntare sulla falegnameria, un’attività che si può fare da casa. Quello che vorrei far capire alla comunità è che cambiare si può».
Oggi è la festa in cui si celebra la nascita della Repubblica italiana nel ricordo del referendum istituzionale del 1946. Non sarà possibile partecipare alla cerimonia per le disposizioni di emergenza sanitaria, ma potremmo tutti essere cittadini partecipi anche da lontano, sostenendo tutti quei lavoratori del sociale che, come Francesca Paini, hanno in mente una comunità unita e solidale.

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