Olimpiadi, conto alla rovescia. Medici comaschi in prima linea

1mediciPanzeri e Freschi saranno a fianco degli azzurri a Sochi

Atleti di rilievo, come Anna Cappellini, neocampionessa europea di pattinaggio o Santino Stillitano, portiere della Nazionale di sledge hockey. Ma non soltanto. Nella spedizione comasca alle prossime Olimpiadi di Sochi, che prenderanno il via il prossimo 6 febbraio in Russia, ci saranno anche due medici comaschi, Andrea Panzeri e Marco Freschi, che da tempo fanno

parte dello staff che segue gli atleti della Federazione Sport Invernali.
Coordinamento lariano
Andrea Panzeri, classe 1970, sarà di fatto il coordinatore di tutti i sanitari presenti a Sochi. Freschi, che è specializzato in Medicina dello sport, sarà in Russia a fianco dello stesso Panzeri a portare la sua esperienza.
Entrambi, negli ultimi anni, sono stati alle più importanti manifestazioni. Panzeri è alla sua terza Olimpiade (dopo Torino e Vancouver) e ha già affiancato gli atleti italiani in sette Mondiali. Da sempre appassionato di sport, il medico lariano è stato anche azzurro di sci nautico e ha praticato sci alpino a livello agonistico.
Monitoraggio costante
Dal 2004 lavora all’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano al fianco del professor Herbert Schoenhuber e ha un suo studio in centro a Como. Attualmente è responsabile sanitario dello sci alpino maschile e femminile, e in Russia coordinerà tutte le discipline. Per il suo ruolo, al di là dell’impegno ai Giochi, Andrea Panzeri ogni giorno dell’anno è di fatto aggiornato sulle condizioni degli azzurri e, sul campo o dall’Italia, ha la gestione di ogni situazione, a partire dagli infortuni, per arrivare alla riabilitazione. E allo stesso tempo tiene monitorata una rete di specialisti a livello mondiale. Un’attività, quindi, sia sul posto, in occasione degli eventi che da casa.
La passione
«Prima di tutto c’è da parte mia grande passione per lo sport – ammette Andrea Panzeri – Quello dello sci e degli sport invernali è un mondo molto affascinante, ma anche complicato, proprio perché ogni cosa deve essere seguita costantemente, per 365 giorni all’anno. E tutto va giustamente conciliato anche con le esigenze della mia famiglia».
Le soddisfazioni
E i ricordi e le soddisfazioni sono molte. «L’elenco è lungo – ammette – penso all’oro di Giuliano Razzoli ai Giochi di Vancouver, alle tre medaglie mondiali di Christof Innerhofer ai Mondiali di Garmisch nel 2011. Ma ogni podio rappresenta una soddisfazione. Voglio citare anche l’argento ottenuto da Manfred Moelgg ai Mondiali in Svezia: aveva problemi alla schiena e non voleva nemmeno partire. È stato un premio anche per il nostro lavoro».
La delusione Rocca
Tra i momenti più sentiti, anche uno non positivo: «Non posso dimenticare la grande delusione per la caduta di Giorgio Rocca alle Olimpiadi di Torino. Mi è spiaciuto per l’atleta e soprattutto per l’amico. Quella medaglia d’oro doveva essere sua».
Freschi, dal Milan ai Giochi
Panzeri, come detto, ha al suo fianco Marco Freschi, classe 1973, che prima di tutto è medico della Primavera del Milan, allenata da Filippo Inzaghi, ma allo stesso tempo coordina la parte di Medicina dello sport di tutti gli atleti. Meno presente sui campi di gara, Freschi segue ogni aspetto del suo settore, lo stato di forma, l’antidoping, la nutrizione, il monitoraggio della condizione degli atleti.
Alla Fisi dal 2003
Dal 2003 collabora con la commissione medica della Federazione Italiana Sport Invernali. Inizialmente è stato medico di squadra degli sciatori di discipline veloci, poi, come detto, è diventato medico dello sport di tutta la Nazionale. Anche per lui vale il discorso di Panzeri: si tratta di un monitoraggio a 360° che dura per tutto l’anno. Pure per Freschi a Sochi sarà la terza Olimpiade.
Le emozioni del villaggio
«A ripensare alle Olimpiadi del passato – spiega – mi vengono in mente soltanto belle emozioni. Come quella delle cerimonie di apertura, o la convivenza al villaggio olimpico».
Anche se per gli sciatori su quest’ultimo fronte la situazione è particolare. «Il nostro gruppo – spiega il medico – non è mai al villaggio olimpico centrale, ma siamo in strutture organizzate nei paesi dove si svolgono effettivamente le gare, in montagna. A Vancouver, per esempio, c’era chi si trovava in villette o addirittura in container».
Il confronto a  livello globale
«È bello confrontarsi con gente di tutto il mondo – aggiunge Freschi – stare assieme, parlarsi e conoscere le storie di atleti che magari arrivano da Brasile o Messico, dove la neve è una rarità. Fa un effetto strano vederli alle Olimpiadi invernali».
Per quanto riguarda i ricordi personali, anche Freschi cita la medaglia d’oro di Razzoli a Vancouver. «Con un piccolo rimpianto – dice – Perché è arrivata l’ultimo giorno e io avevo lasciato il campo di gara e stavo preparando il rientro a casa. L’ho vista in televisione a Casa Italia e comunque è stata esaltante: ovviamente festeggiammo alla grande».
Un gruppo consolidato
Ma soprattutto il dottore lariano sottolinea: «Mi piace avere a che fare con atleti veri – conclude – con gente che non ha grandi stipendi, che sono appannaggio solo dei personaggi di punta. È per questo che quando arrivano risultati importanti per noi tutti è una bella gioia, perché ci si sente parte di un gruppo importante e c’è sempre un pensiero di riconoscenza per noi medici, che abbiamo aiutato i ragazzi a superare qualche difficoltà».

Massimo Moscardi

 

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