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«Olimpiadi del 2026, una grande occasione. Il Lario deve essere protagonista»

«Le Olimpiadi del 2026 possono essere una opportunità per tutto il territorio della Lombardia, con Como che può svolgere un ruolo di primo piano. Ma è necessario fare un ragionamento complessivo su tutto il territorio senza guardare alle singole province o città».Parole di Edoardo Alzetta, manager sportivo comasco e già responsabile dei villaggi olimpici alle Olimpiadi di Torino del 2006.«Non possiamo farci trovare impreparati – dice Alessio Guaita, consulente d’azienda e manager sportivo – Occorre definire una strategia, stabilire gli obiettivi e puntare sul marketing territoriale. Il 2026 sembra lontano, ma è dietro l’angolo».«Como e il suo territorio sono tra Milano e la Valtellina – spiega Ross Whieldon, albergatore e rappresentante della categoria per il lago – Ma servono infrastrutture, a partire dalla variante della Tremezzina, è strategie che vadano oltre questo evento, come è accaduto in città, cito ad esempio Barcellona, che dopo aver ospitato i Giochi sono rinate».Le Olimpiadi assegnate a Milano e Cortina hanno acceso il dibattito anche sul territorio lariano. Come rendere questa occasione redditizia anche per il Lario? «Milano è diventata un centro turistico mondiale – dice ancora Alzetta, oggi sponsorship director di Havas Sports & Entertainment – soprattutto dopo Expo. La città capoluogo non va dunque pensata come una concorrente, ma come una realtà che può offrire grandi opportunità. Un ragionamento che non riguarda solo Como, ma tutta la regione».«Detto questo – aggiunge il manager lariano – è logico che Como rispetto ad altri parti della Lombardia possa essere una meta più appetibile, soprattutto per i turisti che arriveranno dall’estero; in quei giorni ci sarà sicuramente una domanda superiore all’offerta. Ecco perché ritengo che il primo passo sia fare sistema con Milano per cogliere questa opportunità. La politica, l’imprenditoria, le stesse società sportive: tutti devono sentirsi coinvolti per far sì che le Olimpiadi diventino poi un volano per lanciare i territorio anche quando il grande evento sarà terminato».Alessio Guaita ribadisce: il 2026 sembra lontano ma in realtà è vicinissimo. Ritengo che i top player del territorio, di ogni settore, si debbano riunire immediatamente e disegnare una strategia in vista dei Giochi. Il territorio di Como fa da cuscinetto fra Milano e la Valtellina, ma deve dimostrare, e ha tutto per farlo, che può essere un riferimento, prima, durante e soprattutto dopo le Olimpiadi di Milano e Cortina».«Vanno determinati gli obiettivi – spiega ancora Guaita – e va elaborato un piano di marketing territoriale. A Como arriveranno anche squadre per allenamenti, con al seguito giornalisti e tifosi. Bisognerà far passare il messaggio che, al di là della presenza per l’evento, si può tornare sul Lario, magari per praticare discipline non invernali. Pensiamo al ciclismo, agli sport d’acqua, alle escursioni che possono essere fatte nel nostro territorio. Bisogna fare in modo che chi viene a contatto con il Comasco per la circostanza possa poi tornare negli anni a seguire».Ross Whieldon si sofferma sull’aspetto turistico. «Un vento invernale come le Olimpiadi può sicuramente aiutare il settore – afferma – Negli ultimi anni i prezzi più bassi di mete come Grecia, Turchia ed Egitto hanno spostato molti flussi dall’Italia verso quei Paesi. Certo è che la concorrenza è molto forte e per noi è impossibile poter abbassare i prezzi, considerando la somma dei costi fissi che ci vengono imposti».«Che ben vengano le Olimpiadi – sostiene ancora Whieldon – ma devono essere portatrici di un ragionamento complessivo che deve partire subito. Sulla variante della Tremezzina mi sono già espresso: per noi è necessaria, al di là dei Giochi. Ma si deve riflettere a più alti livelli, con la politica e l’imprenditoria che devono agire nella stessa direzione. Un esempio: occorre far sì che le compagnie aeree internazionali disegnino rotte che portino i turisti in Italia. Perché ora si sta andando in senso contrario, con gli italiani che vengono portati in mete di altri Paesi. E deve prevalere il senso che le Olimpiadi sono sì un evento importante, ma devono servire per costruire qualcosa che rimanga e che migliori i territori coinvolti. Servono ragionamenti strategici e strutturali».

Redazione

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