OLINDO E ROSA TRA I MALVAGI DELLA STORIA

Associati in un libro a figure come Gheddafi o Bin Laden
Puniti con l’ergastolo fino al terzo grado di giudizio, come colpevoli della strage nella corte di via Diaz a Erba dell’11 dicembre di cinque anni fa. Che costò la vita a quattro persone massacrate senza pietà, con il movente di questioni di vicinato.
E adesso fanno parte dell’area Vip meno ambita di tutte, quella composta dai cattivi più efferati della storia. Sono i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. Che un recente volume mette alla berlina – «quella coppia di mezza età, formata

da uno spazzino e dalla moglie analfabeta» – accanto a nuclei familiari e dinastie distintisi come responsabili (oltre ogni ragionevole dubbio) di celebri crimini.
Di solito, pensando alla famiglia, vengono in mente concetti come serenità e affetto. Specie in occasione delle festività natalizie. Il sentire comune la vuole caldo rifugio dalle cattiverie e dalle insidie del mondo. Con il libro Le famiglie più malvagie della storia, appena edito da Newton Compton, le certezze iniziano a scricchiolare vistosamente: al centro dell’indagine è appunto la gran quantità di famiglie più o meno celebri nel cui seno sono nati delitti passati alla storia. La curiosità del saggio, firmato da Andrea Accorsi e da Daniela Ferro, è che la coppia erbese è davvero in pessima compagnia: si trova insieme a una carrellata di sinistri personaggi, spesso tristemente assai più celebri, lunga 380 pagine.
Il viaggio a ritroso nel tempo parte dall’antica Roma e arriva ai giorni nostri. Tanto per fare qualche esempio, accanto ai Romano ci sono imperatori più che chiacchierati come Caligola (famoso l’episodio in cui nominò senatore il proprio cavallo) e l’incendiario Nerone, accanto a terroristi internazionali come Osama Bin Laden e il rais libico Mu’ammar Gheddafi, ambedue uccisi nel corso di quest’anno.
Il libro edito da Newton Compton, lanciato come una delle strenne natalizie della casa editrice romana, è diviso in cinque parti.
Il viaggio alle radici dell’odio e del delitto inizia con le Dinastie, dai Giulio-Claudii della Roma più sanguinaria – che sono passati alla storia per un pruriginoso mix di complotti, venefici, tradimenti, incesti, matricidi e uxoricidi – passando per i delitti dei Borgia, dei Pizarro e dei Tudor, fino ai Romanov. Nella parte riservata ai Delitti, ecco protagonista il caso di Erba in mezzo ad alcuni dei crimini più efferati commessi “tra le mura di casa”. Si va dall’Ottocento fino alle cronache del delitto di Avetrana, ancora circondato da misteri e interrogativi. La terza sezione è riservata alle Bande, come quella della Uno Bianca. Quando poi si passa alle Organizzazioni criminali e a connazionali di cui faremmo volentieri a meno come i Gambino, i Riina, i Messina Denaro e i Barbaro, si nota che curiosamente, a questa cricca, è associato – forse per affinità di sguardo “internazionale” nella pianificazione dell’attività delittuosa – il clan della famiglia Bin Laden, ossia la vera e propria “multinazionale del terrore” che ha fomentato e ancora fomenta purtroppo l’estremismo di matrice islamica. Provocando attentati e minando alle radici le tante “primavere” che quest’anno hanno riacceso la speranza in un mondo arabo più democratico.
Il saggio di Newton Compton si chiude con uno sguardo sintetico alle peggiori Dittature della storia, con le biografie della dinastia Kim coreana, dei Ceausescu romeni e dei tre clan che hanno segnato la storia contemporanea dell’area mediorientale: la famiglia di Saddam Hussein, i Gheddafi e gli Assad, che sono ancora tristemente attuali proprio sul fronte della repressione delle istanze democratiche in Siria.
Questo accostamento di Olindo e Rosa a tale e tanta accolita di criminali non farà piacere agli erbesi, che sotto Natale, dopo un lustro – pur nel costante e pietoso ricordo delle vittime – hanno tutta l’intenzione di dimenticare quella tragica pagina di cronaca. E scrollarsi di dosso l’immagine che identifica la loro città con il delitto.
Ma il caso dei Romano è parso comunque emblematico agli autori del volume di Newton Compton. Che sottolineano, nel capitolo dedicato a Olindo e Rosa, la «grancassa mediatica che si è concentrata a lungo e diffusamente su di loro». E, per tener viva l’attenzione del lettore, pur attenendosi alla realtà giudiziaria, alle sentenze fin qui pronunciate e alla nuda cronaca (comprese le confessioni poi ritrattate e i dietrofront del marito di Raffaella Castagna, Azouz Marzouk), non si peritano di sottolineare che «ci sono molte cose che non tornano nel quadro accusatorio».
Sì, perché «anche se i giudici di tre corti sono arrivati tutti alla medesima conclusione – fatto raro nella storia del diritto italiano – (…) il caso, paradossalmente, sembra tutt’altro che chiuso e risolto».
I due autori tentano pure un ritratto psicologico dei due, che a loro parere sarebbe stato utile in fase istruttoria: «Sul loro profilo psicologico, non si sa nulla: perizie psichiatriche non ne sono mai state fatte, né al primo processo né a quello d’appello. Una lacuna investigativa che ha dell’incredibile».
La conclusione esprime dubbi su un futuro dei coniugi lontano dalle celle: «Obiettivo dichiarato della difesa è la revisione del processo – si legge nel libro – Una circostanza rarissima nella storia del nostro diritto, e assai difficile da ottenere».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Olindo Romano e Rosa Bazzi durante una delle udienze di primo grado per la strage di Erba

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