Oltre 500 i malati terminali. Ieri la Giornata del sollievo

Cure palliative

(a.cam.) Ospedali e associazioni di volontariato unite per garantire la migliore assistenza possibile ai malati terminali. La Giornata nazionale del sollievo, celebrata ieri in tutta Italia, è stata l’occasione per puntare i riflettori su un settore che, lo scorso anno, in provincia di Como ha curato a domicilio oltre 500 persone prossime alla morte, cui si aggiungono quelle ricoverate nei tre hospice del territorio.
«Per la prima volta tutti gli ospedali e le associazioni del Comasco che

si occupano di cure palliative e terapia del dolore hanno lavorato assieme – sottolinea Carla Longhi, responsabile dell’hospice di Mariano Comense – Stiamo facendo importanti passi avanti verso la realizzazione di una rete che, grazie al dialogo e alla collaborazione in tempo reale, assicuri cure palliative e terapia del dolore a tutti con uguale possibilità». Gli ospedali riconosciuti dalla Regione per le cure palliative sono Sant’Anna, Valduce e Fatebenefratelli di Erba. Le strutture sanitarie collaborano con le associazioni di volontariato presenti sul territorio: Il Mantello, Antonio e Luigi Palma, Accanto, Ancora e Amate. Ieri pomeriggio, nella Sala Bianca del Teatro Sociale di Como, assieme hanno organizzato l’incontro “Il valore della rete nelle cure palliative e nella terapia del dolore”.
«Con le forze attualmente disponibili sul territorio lariano siamo in grado di rispondere a tutte le richieste dei malati oncologici – sottolinea Carla Longhi – e potremmo arrivare a raddoppiare i numeri attuali. Uno dei nostri obiettivi, con lo sviluppo della rete, è renderci maggiormente visibili al pubblico, ai possibili fruitori. Stiamo studiando una campagna di informazione mirata e ci piacerebbe poter fare un punto unico di raccolta delle richieste, magari coordinato dalla Asl». Il prossimo passo è poi l’estensione delle cure palliative anche ai malati terminali non oncologici. «È un obiettivo auspicabile, speriamo siano stanziate le risorse – conclude Longhi – Gli studi dimostrano che un malato terminale assistito a casa ha un servizio migliore, non occupa in modo non consono un posto in ospedale e permette anche un notevole risparmio».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.