Oltre frontiera la mecca dei salariati

Il muratore che si alza all’alba: «Si guadagna bene, ma che vita facciamo?»
Dello stipendio, certo, non può lamentarsi: oltre 3mila euro al mese è cifra che un muratore in Italia nemmeno si sogna. Mario, però, fa una vitaccia. Sveglia alle 4.30. Ritorno a casa alle 19.30, se tutto va bene. Quindici ore per lavorarne otto. E 2.500 chilometri al mese solo per andare e tornare dal magazzino edile.
Storie come quella di Mario, 51 anni, muratore, in Altolago se ne trovano a decine.
«Per noi – racconta – non c’è altra soluzione. La Falck ha praticamente
chiuso. Non c’è lavoro. Zone come la Val Cavargna senza la Svizzera sarebbero deserte. Si guadagna bene, vero: ma che vita facciamo?».
Ce lo racconti lei, Mario.
«Ho 51 anni. Sono muratore da quando ne avevo 13. Per sei anni ho anche lavorato da autonomo. Nel 1986, ho deciso di cercare in Svizzera. Quindi, mi alzo all’alba da 26 anni».
Come inizia la giornata? «La sveglia suona alle 4.30. Alle cinque meno un quarto sono già in macchina. Devo fare sessanta chilometri per arrivare al magazzino. Lì, poi, le squadre di operai vengono smistate. Posso finire sotto il Monte Ceneri, oppure a San Bernardino. In media, devo percorrere col furgone altri sessanta chilometri, prima di iniziare a lavorare».
«Non c’è tempo per mangiare in trattoria – aggiunge il muratore lariano – Un panino in mezzo al bosco, quando va bene. È raro mangiare a un tavolo, perché se spendessi 40 franchi per un pranzo non mi converrebbe lavorare in Svizzera».
Il viaggio di ritorno è lungo come all’andata; con la differenza che, sulle spalle, ci sono 8-9 ore di lavoro. «Alle 18 torno in magazzino, e se non c’è traffico arrivo a casa alle sette e mezza di sera. Basta un incidente o una coda per rincasare alle nove».
Tutto vero, ma lavorando in Svizzera un muratore prende non meno di tremila euro al mese. Quasi lo stipendio di un dirigente, in Italia. «Contiamo però che ogni mese faccio 2.500 chilometri in auto. Che sto fuori casa quindici ore. Che mi possono licenziare in ogni momento, se c’è crisi. Alla fine, non so se sia così vantaggioso lavorare in Svizzera. Certo, se lo faccio da 26 anni un motivo esiste: in Svizzera il lavoro non manca e, pochi o tanti che siano, ogni mese porto a casa i miei soldi. Ora – continua Mario – la situazione sta cambiando. A causa della crisi, la gente arriva da Milano per lavorare in Svizzera. Ed è disposta ad accettare paghe più basse. Non dimentichiamo che in Svizzera non si sgarra: se faccio un giorno di assenza non giustificata, mi tolgono 350 franchi dalla busta paga».

Andrea Bambace

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