Omaggio al Tibet tra religiosità e gastronomia a Olgiate Comasco

Questa sera – Al centro “Pineta”
Una serata speciale dedicata al suggestivo mondo della cultura tibetana vista attraverso un singolare connubio tra arte culinaria ed espressione religiosa.
È quella che tre monaci buddisti – Janchup Gyaltsen, Thupten Sherpa e Tenzing Lobsang – presenteranno oggi alle 20 in una serata organizzata dall’associazione Percorso Comune al centro sportivo “Pineta” di Olgiate Comasco.
«Si tratta di un’iniziativa che ha avuto un grande successo – dice Antonella Fumagalli, rappresentante dell’associazione
– e stiamo studiando come riproporla, probabilmente nel mese di marzo, per venire incontro alle numerose richieste che ci sono pervenute».
Sherpa e Lobsang arrivano dal monastero buddista di Shartse Norling, nello Stato indiano del Karnataka. Gyaltsen, invece, da quello di Pelgyeling, nel Nepal. I due monasteri ospitano centinaia di bambini, le cui famiglie sono tutte fuggite dal Tibet per sottrarsi alla politica di integrazione forzata alla Cina imposta dal governo di Pechino: per raccogliere i fondi necessari per il loro mantenimento e istruzione, i tre monaci sono in missione in Italia da qualche anno. Riservati e silenziosi rispetto ai loro tormenti interiori, e a quelli del loro popolo, alle discussioni politiche preferiscono dimostrazioni della ricchezza dello spirito e della cultura tibetane, attraverso la cucina e l’arte religiosa.
La cucina tibetana è semplice e genuina. Gli ingredienti di base sono riso, pasta d’orzo o di grano, carne e verdure. I monaci hanno elaborato un menù ricco e gustoso che include i piatti principali della tradizione himalayana, con alcuni accorgimenti atti a sostituire gli ingredienti difficilmente reperibili in Italia, come la carne di yak.
In tavola gli immancabili momos, ravioli al vapore ripieni di carne e verdure, o la variante con verdure e formaggio, sapchi momos.
I piatti sono accompagnati da tre tipi di salse, tra cui la temutissima salsa piccante tibetana, adatta solo per i più temerari.
Mentre gli ospiti mangiano, i tre monaci dipingono con sabbie colorate sopra un asse di legno: è il suggestivo rito della “dispersione del mandala”, uno dei più potenti simboli della tradizione mistica tibetana. Il mandala è un dipinto sacro realizzato con fini sabbie colorate appoggiate su una base lignea. Il dipinto sarà come detto creato dai monaci durante la serata, per poi essere distrutto durante la cerimonia. Si consumerà lentamente durante la cerimonia tibetana e le sabbie, raccolte e donate agli ospiti, funzioneranno come un amuleto protettivo per tenere lontano ogni genere di negatività. Ingresso 30 euro, informazioni al numero di telefono 342.60.25.693.

Franco Cavalleri

Nella foto:
Monaci di Shartse Norling ai fornelli. La cucina tibetana è semplice e genuina

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