A novembre, di fronte ai giudici dell’Appello di Milano, nella foto il tribunale, si tornerà a parlare dello spietato omicidio di Antonio Deiana, 36enne di Villa Guardia scomparso il 20 luglio 2012 e ritrovato sei anni dopo seppellito in un seminterrato di un palazzo di Cinisello Balsamo, ricoperto da una gettata di cemento. Le difese dei due imputati finiti a processo – il primo aveva scelto l’Abbreviato, il secondo la Corte d’Assise – hanno infatti presentato ricorso dopo le sentenze di primo grado. Luca Sanfilippo, nelle cui disponibilità era lo scantinato dove fu recuperato il corpo, aveva rimediato 30 anni in Abbreviato per l’omicidio ritenuto premeditato. Nello Placido, di Monza, ritenuto dei giudici della Corte d’Assise presente nello stesso scantinato nel giorno del delitto, aveva invece rimediato 22 anni senza la contestazione della premeditazione. I legali di Sanfilippo – l’udienza sarà a novembre – chiederanno dunque ai giudici di secondo grado di non riconoscere la premeditazione (come accaduto per Placido) e di riconoscere invece l’attenuante della collaborazione in fase di indagine. La difesa di Placido (l’udienza deve ancora essere fissata) punta invece sull’assoluzione, ma in questo caso anche la Procura ha appellato la sentenza, chiedendo che invece venga ribadita la premeditazione. Insomma, come è ben intuibile la battaglia legale – che vede la sorella della vittima (rappresentata dall’avvocato Maruska Gervasoni) costituita parte civile – è ben lontana dall’essere conclusa.Antonio Deiana uscì di casa il 20 luglio 2012 e non fece più ritorno. Le ricerche proseguirono per anni fino a quando la squadra Mobile riuscì a ricostruire l’accaduto e (con la collaborazione di Sanfilippo) ad arrivare nello scantinato di Cinisello Balsamo.Il delitto sarebbe maturato al termine di un litigio per questioni di droga.La vittima fu uccisa – aveva ricostruito l’anatomopatologo – con almeno quindici coltellate. Anche il fratello di Antonio, Salvatore, era stato ucciso e seppellito sotto terra in un bosco di Oltrona San Mamette. In quel caso le indagini avevano portato ad attribuire il delitto a soggetti che ruotavano attorno alla criminalità organizzata di stampo calabrese.
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