Omicidio del furgone: la Cassazione conferma il doppio ergastolo

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Il delitto del 9 ottobre 2009 in via Cinque Giornate a Como, in pieno centro storico. Il movente fu la rapina di orologi di scarso valore. Ieri sera la sentenza
Emanuel Capellato e Leonardo Panarisi sono in via definitiva i killer di Antonio Di Giacomo

Nulla cambia nemmeno di fronte ai giudici della Corte di Cassazione.
Le condanne all’ergastolo per la morte dell’imprenditore dell’Altolago Antonio Di Giacomo, 46 anni, impegnato nel campo della torrefazione del caffè, sono dunque definitive. Sconteranno la pena a vita Emanuel Capellato, 39 anni, residente in

via Cinque Giornate a Como all’epoca dell’omicidio (il delitto avvenne proprio nel suo appartamento), e Leonardo Panarisi, 56 anni di Tavernerio.
Il primo, per la verità, ha ottenuto in questo periodo i “domiciliari” per motivi di salute e qualche mese fa finì al centro di una rovente polemica per essere stato sorpreso a scrivere messaggi su Facebook.
Gesto poco gradito all’opinione pubblica e, a maggior ragione, ai famigliari della vittima.
La parola “fine”, scritta in calce a questa brutta vicenda, non ha tuttavia cancellato tutte le ombre. Non tanto sulla colpevolezza dei due imputati – a maggior ragione ora che la sentenza è definitiva – quanto piuttosto su chi materialmente esplose i due colpi fatali che raggiunsero alla testa Di Giacomo. Una vera e propria esecuzione (quando la vittima era seduta su una sedia) per di più per motivi futili, come la rapina di orologi di scarso valore.
Capellato e Panarisi, che si conoscevano bene – Panarisi riteneva di essere in credito con Capellato per aver scontato una pena in carcere al posto dell’amico – per tutti questi anni (il delitto è del 9 ottobre del 2009) si sono sempre e reciprocamente scambiati le accuse imputando l’uno all’altro di aver premuto il grilletto nell’appartamento di via Cinque Giornate. Ancora oggi, dunque, a vicenda conclusa, non si sa chi effettivamente abbia ucciso Di Giacomo, anche se entrambi i presenti in quel locale sono ora stati chiamati a rispondere della massima pena possibile.
L’udienza di ieri mattina davanti ai giudici della Cassazione (la sentenza è poi giunta in serata) ha chiuso definitivamente l’iter giudiziario per il caso ricordato come l’omicidio del furgone giallo.
Antonio Di Giacomo infatti, dopo essere stato assassinato nell’appartamento di Capellato in centro storico, era stato trasportato dai due killer nel furgone giallo che l’imprenditore utilizzava per lavorare e che era stato parcheggiato poco distante. Per farlo, Capellato e Panarisi andarono in un negozio di bricolage per comprare un armadio di plastica che poi, tra l’altro, si ruppe durante il trasporto della salma.
La coppia riuscì comunque, approfittando anche delle ore serali e della piazza Duomo deserta, a caricare l’armadio con la vittima a bordo del furgone che poi fu condotto e parcheggiato fino ad un’area di sosta di Tavernerio. E proprio in quel punto gli uomini della volante, il pomeriggio del giorno successivo (il 10 ottobre) trovarono la vittima. La prima condanna all’ergastolo per Panarisi e Capellato giunse a Como nel dicembre del 2010 e l’Appello confermò tutto un anno fa.
Ora la parola fine è stata scritta dai giudici del Palazzaccio. A Roma, ieri, erano presenti gli avvocati delle parti ma nessuno dei due imputati.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il furgone giallo su cui venne ritrovato il corpo di Antonio Di Giacomo a Tavernerio

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