Cronaca

Omicidio della pista ciclabile. L’accusa chiede 18 anni di carcere

altNon viene contestata la premeditazione. Per la difesa non ci sono prove
Diciotto anni di condanna per l’omicidio di Alfredo Sandrini e il riconoscimento delle attenuanti generiche, anche grazie alla mancata contestazione della premeditazione. È questa la richiesta della pubblica accusa – pm Mariano Fadda – nel processo per il delitto della pista ciclabile che da Domaso conduce a Gera Lario. Omicidio che risale alla sera del 3 gennaio scorso e per cui è finito a processo Franco Cerfoglio, pescatore di 39 anni, che con la vittima aveva un debito di droga. Le altre parti

in causa hanno poi chiesto il risarcimento del danno – 150mila euro a favore del fratello della vittima, rappresentato dall’avvocato Massimiliano Galli – mentre, per la difesa dell’imputato, l’assoluzione quantomeno per il mancato raggiungimento della prova che a premere il grilletto fu effettivamente Cerfoglio. Si è conclusa ieri sera, alle 17.30, la giornata più lunga del processo davanti alla Corte d’Assise di Como. Una giornata aperta alle 9 dalla richiesta del presidente Vittorio Anghileri di sentire nuovamente l’imputato per chiedere conto del perché decise di incontrarsi con Sandrini per saldare il debito all’ostello di Domaso e non in casa sua, più al sicuro. «Perchè non volevo che lo vedesse mia madre», ha detto Cerfoglio. «Ma sua madre non era in casa, dal 28 dicembre era nel Lecchese da sua sorella», ha replicato il presidente. Che ha poi lasciato la parola al pm per la requisitoria. «Per capire cosa è successo, siamo andati a ritroso nella vita della vittima – ha detto l’accusa – trovando un deserto di possibilità alternative a quella di Cerfoglio».
«L’imputato aveva un movente e non solo economico, aveva l’occasione per uccidere con l’appuntamento fissato, e a questi dati certi si sono uniti altri elementi. Non abbiamo una prova fotografica dell’omicidio, ma abbiamo molti punti fermi che ci dicono che Cerfoglio era lì, sulla pista ciclabile, al momento dell’omicidio. L’unica versione alternativa è che un Ufo si sia calato sulla riva, ma anche lui doveva sapere che Sandrini sarebbe passato in quel punto a quella ora. Ma di questo era a conoscenza solo il Cerfoglio».
Lo stesso pm ha poi chiesto i 18 anni di carcere, senza invocare la premeditazione. «Non ne ho le prove. Io credo che Cerfoglio quel giorno uscì con l’arma come “garanzia”, dalle telefonate con Sandrini capì che non c’era spazio di trattativa e decise solo in quel momento di “rovesciare il tavolo”. Ma il proposito non abbraccia quel “lasso apprezzabile di tempo” necessario per la premeditazione». Diversa ovviamente la ricostruzione della difesa (avvocati Alida Sacchi e Pietro Bassi): «Gli autori furono più di uno, sono ancora sconosciuti e sono liberi. Di certo a sparare non fu Cerfoglio. E comunque chi esplose i colpi lo fece dalla Regina e non dalla pista ciclabile». Sentenza il 6 novembre.

M.Pv.

Nella foto:
La sentenza
Al temine della giornata il presidente della Corte d’Assise di Como ha rinviato tutti al 6 novembre per dare spazio alle repliche – già richieste dal pm e dalla parte civile – per poi chiudersi in camera di consiglio. Sempre per quel giorno è attesa la sentenza. In alto, la foto della pista ciclabile
23 ottobre 2014

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