Omicidio della pista ciclabile: le motivazioni della sentenza

© | . . Sandrini in bicicletta tre minuti prima dell’omicidio. Una immagine trasmessa nel tg di Espansione Tv

Franco Cerfoglio avrebbe «guidato la sua vittima» per telefono, continuando a spostarsi e a non farsi trovare all’appuntamento che era stato fissato. Un piano voluto per poter «incontrare Alfredo Sandrini in circostanze che consentissero di affrontarlo con un’arma senza essere visto da testimoni».

È questa la tesi della Corte d’Assise che ha motivato la sentenza di condanna del pescatore di Domaso Franco Cerfoglio, ritenuto essere il responsabile dell’omicidio di Sandrini (40 anni di Sorico) avvenuto sulla pista ciclabile che conduce a Gera Lario. Il fatto risale alla sera del 3 gennaio 2014, e la vittima fu colpita da tre colpi di pistola: uno risultò fatale. Il pescatore si era difeso sostenendo di aver atteso Sandrini – con cui aveva un appuntamento per saldare un debito di droga – a bordo della sua barca. Ma per i giudici la versione non è credibile perché «l’intera zona, in particolare la pista ciclabile, si affaccia sul lago e risulta facilmente visibile da chi fosse posizionato in barca». Anche perché la bici di Sandrini aveva i fari funzionanti sia dietro sia davanti. Non è poi credibile – sostiene la Corte – che i due non si siano incontrati (pur avendo un appuntamento ed essendosi chiamati 31 volte al telefono, ndr) in un posto come Domaso anche perché «entrambi erano perfetti conoscitori della zona». È quindi evidente che se non si trovarono, è perché uno dei due non lo voleva. E quel qualcuno era Cerfoglio che «guidò» la vittima fin sul punto dell’agguato. Da qui la condanna a 18 anni. Non è invece provata la premeditazione: «Non è escluso che il proposito di uccidere sia maturato a seguito delle incalzanti telefonate di Sandrini» per riscuotere il suo credito.

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