Omicidio di Bulgorello. «Franco era tranquillo, pensava alle ferie». Ma nascondeva una pistola nella cascina

palazzo di giustizia como

«Mi sembrava tranquillo, pensava alle vacanze che doveva fare in camper», racconta un testimone, amico di Franco Mancuso, ucciso a colpi di pistola nel bar “Arcobaleno” di Bulgorello l’8 agosto del 2008. Un vicino di casa ricorda però di averlo visto «maneggiare una cinquantina di bossoli da ricaricare», tra l’altro «incidendo delle ogive con una croce» per rendere i proiettili «più letali». Insomma, Mancuso era “tranquillo” ma si preparava a difendersi. E comunque si sapeva, in paese, che «aveva pestato i piedi alle persone sbagliare», questo almeno pensarono «dopo l’omicidio».
Ieri mattina l’aula dalla Corte d’Assise di Como è tornata ad aprirsi per accogliere una nuova udienza del processo per l’omicidio dell’autotrasportatore padre di tre figli, freddato mentre stava giocando a carte in un bar del paese. Il killer indossava un casco integrale. Contro Mancuso vennero esplosi tre colpi di pistola.
In aula, accusati di quel delitto, ci sono Bartolomeo Iaconis, nato a Giffone, Reggio Calabria, 60 anni fa (il presunto mandante, quello con cui Mancuso avrebbe litigato), e Luciano Rullo, 51enne di Como, presunto esecutore materiale dell’assassinio.
In udienza è stato sentito un vicino della casa di corte di Caslino al Piano abitata da Mancuso e dalla sua famiglia.
L’uomo ha raccontato un episodio che avvenne il 20 luglio 2008, pochi giorni prima dell’omicidio.
«Era notte, sentii Franco urlare in piazza – ha detto, tra non poche difficoltà a ricordare – Mi svegliò e uscii per parlargli. Non era la prima volta che accadeva. Inveiva contro qualcosa o qualcuno, diceva mezze frasi tipo “si deve pentire”, “ci penso io”. Lo convinsi ad entrare nella corte». «Brandiva un piede di porco – ha proseguito – Gli dissi di non fare stupidate. Mi rispose di stare tranquillo perché quel piede di porco non aveva mai spaccato la testa a nessuno, ma che al momento aveva “visto” solo i mobili del bar» dove, secondo l’accusa, aveva litigato con Iaconis.
Nella casa di corte, era presente anche una cascina da ristrutturare.
«Mancuso saldò la basculante del garage – ha ricordato il vicino di casa – Non ci si poteva più entrare, se non da una porta laterale». Fu proprio in quel locale che i carabinieri, dopo l’assassinio, nel corso di una perquisizione trovarono prima un notevole numero di bossoli da ricaricare, poi anche una pistola a tamburo.
«Era dentro ad un bidone del gasolio, contenuta in due sacchetti, uno nero e uno bianco», ha raccontato – anche in questo caso con molta fatica – un amico della vittima che era il proprietario della cascina. Uomo che nel 2008 – sentito dai carabinieri poche ore dopo l’omicidio – aveva riferito di aver saputo di un litigio tra Mancuso e Iaconis, di aver notato che entrambi portavano sul volto i segni dei colpi subiti, di aver saputo di un secondo litigio in una carrozzeria e pure di un tentativo di speronamento in auto, da parte di sconosciuti, che gli era stato riferito proprio dall’amico. Ieri tuttavia, di fronte alla Corte d’Assiste, ha detto di «non ricordare nulla di tutto questo». Ha però ricordato di essere passato dal bar del litigio con Iaconis proprio la mattina del giorno dell’omicidio. «Se tra i due ci fossero stati problemi non l’avrei mai portato proprio in quel posto. E comunque Franco era sereno, normale, pensava solo alle ferie che dovevano iniziare».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.