Omicidio di Gera Lario, ieri l’addio alla vittima

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Indagini a tutto campo
I carabinieri hanno scandagliato il lago nel tentativo di trovare l’arma del delitto

L’addio commosso di familiari e amici, da un lato. Le ricerche dell’arma nel lago per dare un nome a un assassino tuttora impunito, dall’altro.
Le indagini sulla morte di Alfredo Sandrini, 40enne di Sorico ucciso il 3 gennaio scorso, non si sono fermate neppure ieri mentre la comunità di Nuova Olonio si riuniva per dare l’ultimo saluto all’uomo.
Seguito dal fratello, dagli zii, da altri familiari e da tanti amici e conoscenti, il feretro di Alfredo Sandrini è stato accompagnato

nella chiesa del Salvatore, a Nuova Olonio, paese dove l’uomo viveva. Il parroco, don Bruno Capparoni, ha celebrato il rito funebre. All’esterno della chiesa è stata distribuita un’immagine del 40enne, un affettuoso ricordo per chi lo ha conosciuto.
A pochi chilometri di distanza, tra Domaso e Gera Lario, nel luogo in cui un killer ha colpito a morte Alfredo Sandrini, i sub dei carabinieri hanno scandagliato il fondale del lago per cercare l’arma del delitto, una pistola – o, con minori probabilità, un fucile – calibro 22. Il 40enne, come confermato dall’autopsia, è stato ucciso da due colpi alla schiena mentre pedalava lungo la pista ciclopedonale che costeggia la riva.
Le ricerche dell’arma, iniziate già venerdì scorso, sono proseguite per tutta la giornata di ieri.
I sommozzatori dei carabinieri hanno lavorato nel tratto di lago in corrispondenza del luogo in cui è avvenuto l’agguato mortale ad Alfredo Sandrini.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del nucleo operativo di Como e dai colleghi di Menaggio, coordinati dal sostituto procuratore Mariano Fadda, Sandrini è stato ucciso in un agguato.
Il killer conosceva le abitudini della vittima e sapeva che il 40enne, che si spostava regolarmente in bicicletta non avendo altri mezzi di trasporto, per tornare a casa, a Sorico, avrebbe percorso la pista ciclopedonale.
L’omicida si è dunque nascosto in un punto nel quale non poteva essere visto, ha atteso che Alfredo gli passasse davanti, poi è uscito allo scoperto e gli ha sparato alle spalle.
Le ricerche dei sommozzatori, nonostante i due giorni di lavoro, non hanno dato l’esito sperato.
I sub dei carabinieri non hanno trovato l’arma del delitto. Da quanto è stato possibile apprendere, l’attività è stata definitivamente interrotta e non ci saranno ulteriori immersioni per la ricerca della pistola o del fucile calibro 22. L’inchiesta proseguirà invece su altri fronti.
Gli inquirenti stanno analizzando i tabulati telefonici e controllando gli ultimi contatti della vittima per capire se la sera del delitto avesse un appuntamento ed eventualmente con chi. Resta al momento oscuro anche il movente. Due le ipotesi giudicate più credibili, quella di una questione economica oppure sentimentale. Gli inquirenti avrebbero imboccato una pista precisa, ma l’attesa svolta, almeno per il momento, non c’è stata. Nel frattempo, nella speranza che il suo assassino possa essere punito, Alfredo Sandrini riposa nel cimitero di Nuova Olonio.

Anna Campaniello

Nella foto:
Ieri i sub dei carabinieri hanno scandagliato il fondale del lago a Gera Lario per cercare l’arma del delitto, una pistola

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