Omicidio in casa di riposo, si va in Appello. La difesa: «Non c’è certezza sull’autore e sulla volontà»

© | . casa di riposo Don Guanella.

«Non c’è la certezza che ad agire sia stata l’imputata». E in ogni caso, chi l’ha fatto «non aveva la volontà di uccidere».
Il fagottino – composto da un paio di guanti in lattice di diverso tipo, uno trasparente e l’altro azzurro – non era stato spinto in profondità ma semplicemente appoggiato alla bocca. Con riferimento anche alla consulenza del medico legale della Procura che mancò di evidenziare ulteriori lesioni sul corpo della vittima, Dolores De Bernardi, 91 anni. Sono questi i principali motivi del ricorso in Appello presentato dagli avvocati Fabrizio Lepore e Michele Monti, nel processo per il delitto della casa di riposo Don Guanella avvenuto il 24 settembre del 2017.
L’udienza di secondo grado si terrà a Milano il 10 settembre. L’imputata, Antonietta Pellegrini (81 anni) che ancora oggi è ai “domiciliari” in una struttura che da tempo la ospita, in quei giorni viveva nella casa di riposo per stare vicina al marito degente, ed è accusata di aver agito in quella domenica per mettere a tacere la vicina di camera, ritenuta troppo rumorosa.
In primo grado a Como, il pm Simona De Salvo aveva invocato 28 anni senza la concessione delle attenuanti generiche. Per l’accusa il fagottino di quanti fu confezionato con l’intenzione di uccidere, il tutto per il troppo fastidio arrecato dalla vittima. La Corte d’Assise invece decise di condannare l’imputata, ma a una pena di 16 anni con la concessione delle attenuanti generiche e la libertà vigilata di tre anni a pena espiata. Detenzione non in carcere ma, come detto, ai “domiciliari” nella struttura che ospita la signora fin dai giorni del decesso del marito, successivo ai fatti finiti a processo.

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