Opera museo di se stessa che merita scelte forti come simbolo della città

alt I pareri degli studiosi
La proposta del Lions Club ieri non ha mancato di far discutere gli esperti e il dibattito in città promette di proseguire anche nei prossimi giorni. Per la storica dell’architettura Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del “Max Museo” di Chiasso e docente all’Università dell’Insubria, la proposta ha il merito di «accrescere il dibattito su un simbolo di Como, è un atto di apertura mentale».

Va preso atto però che, «come hanno ribadito tutti gli studi storici e architettonici recenti, sono ormai dimostrati il valore e il senso dell’ex Casa del Fascio di Terragni. E proprio per questo se si deve fare una scelta, deve essere forte e coerente e quindi di tipo eminentemente culturale».
Nel senso, sostiene la studiosa, «che di Palazzo Terragni va permessa la completa fruizione. E pertanto conferirgli un’altra funzione come ufficio pubblico non lo permetterebbe a 360 gradi».
Quale allora la destinazione ideale? Nicoletta Ossanna Cavadini sottolinea un suo vecchio cavallo di battaglia, un obiettivo cui lavora da tempo con studi e ricerche: «L’ex casa del fascio di Como ha nel proprio destino un centro studi. Merita di essere il “monumento di se stessa” e insieme deve essere il luogo della conservazione degli archivi del Razionalismo. Un obiettivo che è ora reso più raggiungibile dai progressi dell’informatica ma cui è urgente pensare: altrimenti rischiano seriamente, con il passare degli anni e delle generazioni, di frammentarsi e disperdersi in mille rivoli. In questo senso io ritengo che un monumento di tale importanza merita una visione non parziale ma totalizzante, che comprenda anche lo spazio antistante l’edificio».
«Lodevole ma sbagliato» è il commento di un altro studioso come lo storico dell’architettura Marco De Michelis, che è il direttore della Fondazione Ratti e che sta curando per il Comune la prossima mostra di Villa Olmo sull’idea di città nel corso del Novecento. «Un approccio troppo cerimoniale – commenta – quello dei Lions, perché è importante rendere la Casa del Fascio uno spazio davvero pubblico e godibile in toto, compresa la “Sala del direttorio”. Il monumento dovrebbe entrare a far parte di un circuito d’arte integrato, mentre ora non si può visitare come meriterebbe, salendo le scale e affacciandosi sulle balconate interne. Inoltre il palazzo manca dell’apparato decorativo e illustrativo originario, che andrebbe ripristinato». Per concludere, bene l’iniziativa in sé, ma per De Michelis «non serve spostarci il sindaco per affermare il diritto di Como e dei comaschi di vivere il loro edificio novecentesco più insigne e più importante». E anche farne un museo sarebbe riduttivo: «La Casa del Fascio è già un capolavoro in sé, non va vincolata a un uso esclusivo anche se può ospitare molteplici attività come proiezioni, mostre, assemblee».
«Il capolavoro di Terragni non è più purtroppo all’ordine del giorno – commenta il pronipote del maestro razionalista, Attilio Terragni – visto che la città ha ben altri problemi da discutere. Ma la proposta del Lions è intelligente: alla città serve un luogo che come un tempo sia centro civico, sociale e politico. Ma per averlo occorre conquistarlo e quindi ritenerlo essenziale. Quindi manca un progetto serio e proporzionato all’importanza del monumento: Palazzo Terragni merita un piano gestionale preciso anche sotto il profilo economico. In assenza del quale meglio lasciare tutto come sta, in mano alla finanza che ha protetto il bene dall’incuria in modo egregio». In altre parole, secondo Terragni «per conservare le architetture occorre conservarne le funzioni. L’Asilo Sant’Elia tanto per citare un altro capolavoro di Giuseppe Terragni è ancora un fior d’asilo, ha una funzione pedagogica. Il palazzo di piazza del Popolo è nato come simbolo di coesione e di trasparenza oltre che come macchina di educazione politica. L’iniziativa del Lions merita di essere supportata, altrimenti farà la fine di tante buone idee lasciate sole».

Nella foto:
Un disegno prospettico per la facciata della Casa del Fascio di Como conservato nell’Archivio Terragni

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