Cronaca

Ora la guardia di finanza bussa agli studi professionali

Al setaccio le attività di ingegneri, commercialisti e avvocati
“Buongiorno, guardia di finanza”. La caccia all’evasore attuata con grande veemenza ed eco mediatico fin dalle prime battute del governo Monti non sembra risparmiare nessuno.
E così gli uomini in divisa sempre più spesso visitano le attività del territorio. Dopo il blitz negli esercizi commerciali e negli alberghi organizzato durante il ponte del 25 Aprile in diverse località turistiche della provincia di Como e quello in aziende agrituristiche e Bed & Breakfast del Primo Maggio, ecco che sotto la lente delle fiamme gialle
sono finiti gli studi professionali.
Avvocati, notai, commercialisti, medici, architetti, ingegneri e amministratori di condominio hanno ricevuto la visita dei finanzieri. Un’operazione condotta in tutta Italia e coordinata direttamente da Roma, dal comando generale della guardia di finanza.
Dalla caserma comasca di piazza del Popolo confermano che i controlli sono stati effettuati anche nella provincia di Como, con un’intensificazione delle visite negli ultimi quattro mesi.
I controlli sono stati preceduti da un lavoro di intelligence, attraverso il cosiddetto controllo economico. Quindi le visite negli studi professionali con posizioni ritenute “fiscalmente pericolose”, ossia a maggiore rischio di evasione.
Dal comando provinciale non vengono forniti numeri sulle visite e neppure su casi eclatanti di evasione. I controlli ad ogni modo ci sono stati e in qualche situazione i finanzieri hanno pure riscontrato irregolarità. A livello nazionale quello venuto alla luce nel corso dell’operazione è comunque un vero e proprio tesoretto. Si parla di 189 milioni di euro di redditi nascosti al fisco a cui si aggiungono 32 milioni di Iva non dichiarata.
Nessuno dei casi più eclatanti, come detto, ha coinvolto il nostro territorio. Se restiamo però in Lombardia ecco un avvocato e un commercialista scoperti dai finanzieri di Brescia che avrebbero nascosto al fisco compensi per oltre un milione di euro ciascuno. Ben diversa la vicenda di un avvocato della provincia di Chieti che avrebbe convinto i clienti a investire i propri risparmi in acquisti di immobili in aste giudiziali la cui successiva rivendita avrebbe dovuto fruttare guadagni dal 5 al 20%. I soldi però – in tutto, 7 milioni di euro – una volta intascati dall’avvocato sarebbero finiti direttamente nei suoi conti bancari, o in quelli intestati al nipote, ora accusato di riciclaggio.
Tornando alla Lombardia, ecco un curioso episodio capitato ai finanzieri di Cremona durante un controllo a un revisore contabile. Le fiamme gialle gli avrebbero trovato documenti compromettenti, prove schiaccianti dell’evasione fiscale. Lui, vistosi con le spalle al muro e convinto di non essere notato, ha cercato di riprenderseli, frugando direttamente nella valigetta dei finanzieri.
Un azzardo che è costato all’uomo una denuncia per violazione della pubblica custodia di cose.
Si sarebbe appropriato, invece, delle somme che gli erano state affidate dagli inquilini un amministratore di condominio individuato dalla guardia di finanza di Bologna: 276mila euro in tutto, cui si aggiungono anche compensi non dichiarati per oltre 400mila euro. Sempre in Emilia Romagna, stavolta a Modena, i finanzieri hanno scoperto che un avvocato, oltre a non dichiarare ricavi per circa un milione di euro, avrebbe anche “dimenticato” di adempiere agli obblighi previsti dalla legge antiriciclaggio, ossia di istituire l’archivio informatico e di identificare la clientela.
Solo 10 euro di ricavi: è questa la cifra dichiarata al Fisco da un medico pizzicato dalle fiamme gialle di Terni a bordo di una grossa Mercedes da 65mila euro.
Ed è stato proprio il troppo lusso a incastrarlo: i finanzieri gli hanno ricostruito oltre 320mila euro di ricavi sottratti alle casse dello Stato. Superano infine il milione di euro i compensi non dichiarati da un notaio (1,4 milioni di euro), da un ingegnere (1,3 milioni di euro) e da un architetto (1,1 milioni di euro) scoperti rispettivamente dai finanzieri di Napoli, Caserta e Ascoli Piceno.

Paolo Annoni

Nella foto:
Controlli a tappeto da parte della guardia di finanza negli studi professionali. Al setaccio anche alcune realtà lariane
11 maggio 2012

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