Ordinanza Fontana, regole più severe per ripartire. Libri e articoli di cartoleria solo nei supermercati

Attilio Fontana

La chiusura dell’Italia, come ormai noto, prosegue. Prossimo obiettivo da raggiungere, non uscendo di casa se non assolutamente necessario, è il traguardo del 3 maggio. Venerdì sera il premier Giuseppe Conte ha tracciato la nuova rotta da seguire. E subito dopo Regione Lombardia ha emesso un’ordinanza, firmata dal presidente Attilio Fontana, ancor più stringente per circoscrivere alcune “concessioni” fatte dal nuovo decreto governativo. Nel dettaglio si è concentrata nello specificare meglio il tema delle aperture di cartolerie, librerie, studi professionali, negozi che vendono articoli per bambini e quanti si occupano di piante e fiori. Settori che in regione rimangono sostanzialmente molto circoscritti nelle loro attività.
Ma ecco le differenze fondamentali. In Lombardia, sul fronte commercio, l’annunciata possibilità di vendere gli articoli menzionati «è consentita esclusivamente negli ipermercati e nei supermercati». Ciò significa che «in quei supermercati – e non nei negozi presenti, a volte, nelle gallerie commerciali – dove sono presenti scaffali con libri o articoli di cartoleria come risme di carta o altro, lì si potranno acquistare. Cosa che prima non accadeva perché chi andava a fare la spesa poteva acquistare solo generi di prima necessità», specifica Regione Lombardia. Non è dunque prevista l’apertura di tali negozi altrove. Lo stesso per quanto riguarda fiori e piante, salvo ovviamente gli acquisti on line.
Tradotto, chi pensava di poter andare in centro per comprare un volume direttamente nella libreria di fiducia troverà chiuso. In un primo tempo questo passaggio del decreto aveva creato incomprensioni, tanto che numerosi librai, attraverso i social – mezzo che in questa emergenza è diventato il canale principale se non l’unico di comunicazione – avevano dato appuntamento ai loro clienti salvo, nelle ore successive, fare marcia indietro.
Sul fronte dei negozi di abbigliamento e articoli per i bambini invece la ratio dell’ordinanza è quella «di consentirne un’apertura, visto che le necessità legate ai più piccoli sono differenti e più impellenti rispetto all’acquisto di un libro», specificano sempre da Regione Lombardia, che effettua infine anche un ulteriore passaggio sugli studi professionali che in regione rimarranno sostanzialmente chiusi, salvo operare attraverso lo smart working. «Potranno temporaneamente aprire solo per il compimento di atti, ad esempio notarili, assolutamente indifferibili», viene precisato. Queste dunque le sostanziali differenze con il testo del decreto Conte che «stabilisce ovviamente sempre le regole generali che poi le regioni, in base alla situazione di allerta in cui si trovano, possono rendere più stringenti», chiude la Regione dopo aver anche ricordato che saranno sempre possibili le vendite con la consegna a domicilio, osservando le regole stringenti già in vigore per questa modalità.
Nuovamente specificato anche il capitolo relativo ai casi in cui è possibile uscire per svolgere attività motoria, che potrà essere fatta «nelle immediate vicinanze dell’abitazione in cui si ha la propria dimora, residenza o domicilio e comunque a distanza non superiore a 200 metri e nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona». Viene poi rimarcata la sospensione dei mercati scoperti e delle fiere, sia per il settore merceologico alimentare che non alimentare. I mercati coperti possono aprire, per la vendita dei prodotti «compresi nelle merceologie consentite, a condizione che il sindaco del comune di riferimento adotti e faccia osservare un piano per ogni specifico mercato che preveda la presenza di un unico varco di accesso separato da quello di uscita e sorveglianza pubblica o privata che verifichi il rispetto della distanza di sicurezza di almeno un metro e il rispetto del divieto di assembramento».
Queste le differenze sostanziali del documento lombardo che di fatto chiede un ulteriore sforzo sociale ed economico alle persone nella speranza che dal 4 maggio si possa finalmente ricominciare.
«Il lavoro per la fase due è già partito – ha detto il premier Conte – non possiamo aspettare che il virus passi da solo. Superata la fase acuta dovendo convivere col virus lavoriamo su due pilastri: un gruppo di esperti che conterrà vari professionisti che dialogheranno con il comitato tecnico-scientifico per modificare le logiche dell’organizzazione del lavoro, per ripensare nuovi modelli organizzativi. Dovremo ripensare il sistema dei trasporti e della logistica».

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