Ori olimpici comaschi, doppio anniversario per i successi di Pedretti e Casartelli

Fabio Casartelli

Un doppio anniversario che merita un ricordo; grandi momenti per lo sport – in particolare in ciclismo – di casa nostra nell’evento più importante, le Olimpiadi. E due protagonisti originari dello stesso paese, Albese con Cassano
Il 3 agosto del 1932, esattamente 85 anni fa, Paolo Pedretti ha conquistato l’oro ai Giochi di Los Angeles nella gara di inseguimento a squadra. Di fatto la prima vittoria di un atleta lariano nella competizione cinque cerchi.
Risale invece al 2 agosto 1992 (25 anni e… un giorno) l’affermazione di Fabio Casartelli nella corsa in linea di ciclismo alle Olimpiadi di Barcellona.
Due anniversari vicini, che meritano un ricordo di queste due imprese.
Il 3 agosto del 1932 il corridore lariano si aggiudicò la gara di inseguimento a squadre. Sette mesi prima, sulla pista dello stadio Sinigaglia (all’epoca anche velodromo e non solo campo da calcio), aveva conquistato il record dell’ora: con 42,432 chilometri, superando di 403 metri il precedente primato. Exploit che avrebbe ripetuto nel 1935 (43,058 chilometri).

Paolo Pedretti

Paolo Pedretti all’epoca aveva 26 anni ed era il più “anziano” della formazione azzurra che salì sul gradino più alto del podio. Un vero e proprio “dream team”, visto che l’Italia quell’anno confermò un dominio nella specialità iniziato nel 1920. Al fianco dell’albesino vi erano Alberto Ghilardi, Nino Borsari e Marco Cimatti. Quest’ultimo, poi, avrebbe fondato a Bologna una fabbrica di bici e motociclette che avrebbe portato il suo nome.
L’Italia d’oro superò in semifinale il Canada e in finale la Francia.
Paolo Pedretti ha poi corso ancora per anni, fino al 1950. Nel 1948 si era comunque tolto la soddisfazione di vincere il titolo italiano Veterani. È morto a Tavernerio il 22 febbraio del 1983.
Più recente, e triste, la storia di Fabio Casartelli, sempre albesino, scomparso prematuramente per un incidente di gara al Tour de France del 1995.
In molti ricorderanno, purtroppo, le drammatiche immagini della sua caduta nella discesa sul Col de Portet. E, soprattutto per questo, merita di essere valorizzato e tramandato quello che fu il suo giorno più bello della sua carriera sportiva.

Casartelli a Barcellona prima della gara con il c.t. Giosuè Zenoni e il dirigente sportivo comasco Mino Bruno

Fabio Casartelli conquistò l’oro olimpico il 2 agosto, sul traguardo di Sant Sadurnì d’Anoia, sobborgo di Barcellona. Gli italiani, quel giorno, erano i grandi favoriti: oltre a Fabio, la Nazionale azzurra schierava infatti Mirco Gualdi, campione del mondo nel ’90 e Davide Rebellin, viceiridato nel ’91. Fabio era meno conosciuto e per questo meno temuto e osservato.
La corsa si svolse come nei piani tattici dello stratega azzurro Giosuè Zenoni. Gualdi attaccò da lontano mettendo così in ambasce le squadre avversarie permettendo, in questo modo, a Casartelli e Rebellin di restare tranquilli nella pancia del gruppo.
Fabio ebbe il merito di cogliere il momento giusto per la fuga decisiva con l’olandese Erik Dekker e il lettone Dainis Ozols per poi superarli in una appassionante e indimenticabile volata. E per chi ha voluto bene e ha apprezzato lo sfortunato ciclista comasco è bello ricordarlo così.
Massimo Moscardi

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