Ornamenti da testa e pettini a Villa Malpensata fino al 25 novembre
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Ornamenti da testa e pettini a Villa Malpensata fino al 25 novembre

Gioie d’arte fra i capelli, in scena  a Lugano la collezione Antonini. Un pettine non è un semplice ornamento ma parla, come ogni oggetto prodotto dall’uomo è punta di un vasto giacimento di senso. Accade al Musec, il Museo delle Culture di Lugano riaperto da maggio a Villa Malpensata e diretto da un comasco, Francesco Paolo Campione,  docente di Antropologia culturale dell’Università dell’Insubria. L’indirizzo è Riva Antonio Caccia 5. Da non mancare, la mostra Gioie fra i capelli. La collezione Antonini a cura di Alessia Borellini. È  aperta fino al 25 novembre nel  rinnovato «Spazio Cielo» di Villa Malpensata. È un viaggio  nel tempo  alla scoperta dei pettini ornamentali chiamati qui a mettersi in scena quali portavoci di culture, tesori d’arte, “microsculture” arricchite delle più varie decorazioni. In scena  settecento pettini fra i 1.182 donati alla struttura dai coniugi Gabriella e Giorgio Antonini nel 2016. La raccolta è stata costruita in quarant’anni con pezzi da tutto il mondo  realizzati tra il XVI secolo e il terzo quarto del XX secolo. La parte più ingente  comprende capolavori di fattura e gusto europei tra la metà del XIX secolo e gli anni ’50 del Novecento. In dettaglio,   350 pettini di tartaruga, 300 di materie plastiche, 100 di corno, 50 di avorio e 150 di metallo. Completano la raccolta oltre 200 ornamenti provenienti perlopiù da Cina, Giappone, Indonesia e Oceania. Nello specifico sono in collezione: 677 pettini europei; 252 americani; 233 provenienti dall’Asia; 16 di origine africana; 4 provenienti dall’Oceania. Un gran numero di pettini, specie etnici, è stato raccolto direttamente sul campo dai collezionisti  dalla fine degli anni ’60. Altri sono stati acquistati sulle bancarelle di mezza Europa, o presso aste e  antiquari.

Come scrive Campione presentando la mostra, “insieme alla capigliatura il pettine svetta, si muove, assecondando le sinuosità del corpo; muta i suoi colori e le sue prospettive nell’incedere del giorno e della notte; agisce declinato nell’associazione visiva a un’occhiata, a uno sguardo, a un sorriso. Il pettine, in definitiva non vive di una vita propria ma di un’interazione con il corpo di cui è appendice, ornamento e oggetto di distinzione, generando un peculiare sistema espressivo e un’affascinante forma d’arte del corpo, antica come il mondo”.

La mostra, divisa in quattro sezioni, è aperta tutti i giorni dalle 14 alle 18. Martedì chiuso. Ingresso 5 granchi, gratis fino ai 16 anni.

Nella foto, pettine italiano con decorazioni in micromosaico. Prima metà del XIX secolo.

12 ottobre 2018

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Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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