Orridi sul Lario, il libro

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAPUBBLICAZIONI – Un libro descrive puntualmente questi ambienti naturali scavati dall’acqua e protagonisti dell’immaginario romantico
Natura selvaggia a portata di weekend all’aria aperta. È un piatto ricco fatto di ricordi e di spunti di osservazione e di ricerca quello che propone agli escursionisti una originale coppia di ricercatori, Attilio Selva e la fidanzata Chiara Mannino, nel volume che l’editore varesino Piero Macchione ha appena pubblicato, dal titolo Orridi del Lario (pp. 143, 15 euro).
Protagonisti dell’immaginario romantico, scavati dall’acqua e raccontati dalla storia, gli orridi, che nascono attraverso
l’erosione dell’acqua nei fondi vallivi, sono ambienti naturali di cui il territorio comasco è ricco. Gli autori li hanno visitati tutti, con pazienza da archivisti della geologia e passione da autentici speleologi, e ne descrivono le caratteristiche geologiche e anche il ruolo nel turismo locale e gli ascendenti letterari, con ampio apparato bibliografico e con una documentazione fotografica importante, dotata di numerose cartoline d’epoca che a dire il vero il formato tascabile dell’opera sacrifica non poco e che andrebbero valorizzate adeguatamente con una mostra o una videoproiezione itinerante.
Sì, perché scopo della pubblicazione, oltre che valorizzare siti poco noti come l’orrido del Tufo a Lenno, è anche incentivare il turismo culturale locale, dato che strutture come gli orridi un tempo erano vissute da autoctoni e villeggianti come autentiche attrazioni, con strutture accessorie per adeguarsi alle esigenze di ristorazione e accoglienza.
L’orrido di Osteno cantato in un verso da Pirandello, per fare l’esempio forse più celebre, è oggi completamente abbandonato e versa «in un degrado disdicevole», ma sopravvive almeno nel mito grazie allo scrittore vicentino e lariano di adozione Antonio Fogazzaro (presto partirà tra Lario e Ceresio il terzo festival letterario a lui dedicato). «Ne ricreò la natura e l’atmosfera – scrivono Attilio e Chiara – in un capitolo del suo noto romanzo Malombra, da cui Mario Soldati trasse un bellissimo film e vi ambientò alcune scene».
«Fu Fogazzaro – continuano gli autori – a battezzare Giovanni Bernasconi, barcaiolo dell’orrido, con il nome di “Caronte”». E in effetti l’autore di Piccolo mondo antico descrive così in Malombra, con riferimento a Dante, la “sala del trono” dell’anfratto: «Rotondo tempio infernale con un macigno nel mezzo, un deforme ambone per la messa nera, ritto fra due fasce enormi di spuma che gli cingono i fianchi».
Tra gli altri orridi celebri quello di Bellano, tuttora visitabile, e quello di Inverigo, che fu una delle maggiori attrazioni della Brianza nei primi del secolo scorso. E poi quelli di Molina, Moltrasio e Nesso (dove a Natale si realizza uno scenografico presepe), senza contare le sorgenti storiche, prima fra tutte la celebre Pliniana, intermittente e misteriosa, raccontata da Leonardo da Vinci e visitata nel corso del tempo da Vip come Ugo Foscolo e Napoleone, e su cui sorge l’omonima villa, una delle perle del Lago di Como.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Sopra,  l’orrido di Nesso

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