Ottavia Piccolo a Cantù, omaggio ad Anna Politkovskaja

Domani alle 21 al Teatro San Teodoro
«La sua fragilità era solo apparente, fisica. Dentro era una giornalista vera, rigorosa»
Il Teatro San Teodoro di Cantù, dopo aver rialzato il sipario lo scorso anno, sta diventando una delle più belle realtà del territorio con il suo ricco cartellone di eventi.
Domani, sabato 28 gennaio, alle 21, il rinnovato storico palco di via Corbetta 7 (ingresso: 20 euro, sconto 10% sotto i 18 anni e over 65. Info: 392.78.03.763) ospiterà Donna non rieducabile, monologo interpretato da Ottavia Piccolo.
La storia di Anna Politkovskaja, giornalista che amava profondamente il suo mestiere, assassinata il 7 ottobre 2006, è qui ripercorsa con il mestiere di una delle attrici più vere della storia del cinema e del teatro italiani. Incontrare Ottavia è un vero piacere, la sua passione è sincera e contagiosa:
«L’idea di questo spettacolo – racconta la Piccolo – è nato d’istinto nelle settimane successive alla morte di Anna, assassinata perché raccontava cosa stava succedendo nel suo Paese, la Cecenia. Stefano Massini ha adattato alcuni suoi scritti, riuscendo a man
tenere intatta l’essenza del suo percorso professionale».
La Politkovskaja era una donna forte.
«Assolutamente sì. La sua fragilità era solo apparente, fisica. Dentro era una giornalista vera, rigorosa. Faceva con grande professionalità un mestiere difficile senza fare sconti a nessuno».
Il fatto che fosse una donna le ha reso più facile interpretarla?
«Mi ha reso ancora più partecipe. Come attrice vivo una sorta di sdoppiamento diventando in questo spettacolo una semplice cronista che raccoglie e divulga i suoi pensieri attraverso le 19 istantanee che compongono il monologo».
E dal punto di vista umano?
«La sento come una necessità. Il teatro non dà risposte, ma il nostro lavoro può coincidere con l’impegno e il dovere del senso civico».
Il pubblico apprezza.
«Non ce lo aspettavamo, pensavamo che tutto si esaurisse con l’onda emotiva della notizia della morte di Anna. Invece sono cinque anni che lo stiamo portando in scena senza modificare il testo. Non corriamo dietro all’attualità, ci piace rimanere all’essenza del suo percorso, che resta un grande esempio di civiltà».
Come nasce la collaborazione con Floraleda Sacchi?
«Quando il regista, Silvano Picardi, mi propose un’arpa per accompagnare “Donna non rieducabile”, rimasi un po’ perplessa. Immaginavo quello strumento legato a suoni barocchi e poco profondi. Invece è stupefacente come Floraleda sia riuscita a vestire Anna Politkovskaja con la sua musica. È un’artista straordinaria con la quale ho un rapporto meraviglioso, questo spettacolo senza la sua coperta musicale sarebbe nudo, senza immagini».
Lei ha debuttato giovanissima al cinema con Luchino Visconti.
«Ero poco più che una bambina, mi divertivo e allora non pensavo che fare l’attrice sarebbe diventato un mestiere. I miei genitori mi hanno sostenuto senza mai forzarmi, per me all’inizio era poco più che un gioco».
C’è un regista che ricorda con particolare affetto?
«Sicuramente Mauro Bolognini che mi ha diretto in Metello e Bubù, due film che mi hanno dato grandi soddisfazioni».
Oggi che rapporto ha con il cinema?
«Non mi chiamano, non hanno bisogno di attrici. Ma lo dico con grande serenità perché sono stata fortunata ad avere interpretato tutti i ruoli che volevo nel momento giusto».
Mentre il teatro ora le permette di fare ciò che le piace.
«Ecco, questo sì. Provo a proporre le mie scelte. Come “L’arte del dubbio”, uno spettacolo tratto dall’omonimo libro di Gianrico Carofiglio per la regia di Sergio Fantoni, che interpreto con Vittorio Viviani.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
L’attrice Ottavia Piccolo durante un recital

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