Paco apre il caso politico. Magatti: urge un confronto in città

altIl dibattito  A Palazzo Cernezzi
L’assessore all’Ambiente: è necessario che siano espresse più posizioni per far emergere tutte le criticità
(l.m.) Non c’è solo il mondo degli architetti e dei paesaggisti ad essere diviso sul fronte Libeskind. Adesso si mobilita la politica. Ieri il Movimento 5 stelle con il consigliere comunale grillino Luca Ceruti ha tirato le orecchie al sindaco Mario Lucini, “reo” di essersi schierato a favore dell’opera: «I cittadini (i suoi elettori) non hanno idea di cosa realmente si vuole fare e un serio confronto pubblico non è stato ancora avviato. Mi chiedo inoltre quando potremmo veder completate un’opera qualsiasi a Como prima che un ulteriore cantiere si aggiunga ai molti che già gravano sulla città, cioè sulla sua fruibilità per i cittadini e per i turisti», ha scritto il grillino su Internet.

E anche la giunta di Palazzo Cernezzi è almeno ufficiosamente spaccata sul monumento The Life Electric. Mentre l’assessore alla Pianificazione urbanistica Lorenzo Spallino è favorevole all’installazione in vista di Expo 2015, non è dello stesso parere, infatti, la forza politica che esprime l’assessore all’Ambiente Bruno Magatti.
In un comunicato ieri Paco-Sel si è tolta alcuni sassolini dalla scarpa. «È giusto ed importante che ci sia dibattito in merito – chiosa Magatti, intervistato dal “Corriere di Como” – Sul caso Libeskind è necessario che vengano espresse più posizioni. Ritengo sia l’unica strada perché poi si arrivi a maturare una scelta consapevole che non generi problemi. Come assessore della giunta Lucini, faccio la mia parte lasciando andare avanti il dibattito e lasciando che la città si confronti su questo tema. Spero che la discussione, garbatamente, faccia emergere tutte le criticità e permetta, come detto, decisioni responsabili e consapevoli».
La proposta, secondo Paco, solleva infatti «preoccupazioni di metodo, prima che di merito». Il dito nella piaga è sulla sua collocazione, ma anche sui costi effettivi per la collettività: «Il fatto che il Comune non abbia in carico per il momento il costo dell’opera non può far sottovalutare il fatto che la veduta del lago è un bene di tutti, comaschi e visitatori, e che quindi l’ultima parola sulla sua opportunità e sul suo impatto tocchi alla collettività e non possa essere affidato a soggetti privati; tra l’altro, attraverso meccanismi di sgravio fiscale, la collettività si ritroverà a contribuire in altra forma al costo dell’opera. Non va neppure sottovalutato il fatto che sarà a carico del Comune prevedibilmente il suo mantenimento e l’eventuale risoluzione di problemi derivanti dalla sua installazione sulla diga, che non è stata progettata per portarne il peso». Paco conclude il suo commento proponendo anche di valutare «la possibilità della collocazione dell’opera in un’altra sede».
Possibilista rispetto a una sede alternativa è anche l’architetto Ado Franchini, docente di Progettazione del Politecnico e presidente del Maarc (Museo virtuale Astrattismo e Architettura Razionalista di Como), attualmente impegnato in un workshop sull’architettura contemporanea a Ragusa: «Premettendo che non ho visto il rendering, sottolineo che un regalo si accetta di buon grado, ma non si è costretti a metterlo in salotto. Proporrei di considerare una collocazione alternativa alla diga foranea. Penso, ad esempio, che la città dovrebbe valorizzare maggiormente il quarto lato del pregevole sistema urbanistico di piazza Verdi e piazza del Popolo, dove oggi si trova solo un’area verde. Quella potrebbe essere una delle eventuali alternative».

Nella foto:
l’architetto Daniel Libeskind

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