Padre Ambrosoli futuro beato, speranza per l’Africa che soffre

Dr. Ambrosoli Memorial Hospital di Kalongo

Un ponte d’amore lega con una lunga fedeltà Como e l’Uganda nel segno del “medico della carità” padre Giuseppe Ambrosoli. È tornata da pochi giorni dal suo viaggio che ogni sei mesi la porta in Uganda, dove si reca per coordinare le attività della fondazione che porta il suo nome, la presidente Giovanna Ambrosoli.

Questa volta è andata in Uganda con due medici tra cui una cardiologa.
«La situazione è difficile – dice Giovanna – in un territorio dove spesso è l’emergenza all’ordine del giorno, Da maggio l’ospedale fondato da padre Ambrosoli deve fronteggiare una grave epidemia di malaria, con 200 bambini ricoverati al giorno con 60 letti a disposizione. Stiamo compiendo anche analisi approfondite per capire se si tratti di un ceppo particolarmente resistente, è una situazione che non ci siamo mai trovati di fronte e ci sta mettendo a dura prova».

L’ospedale di Kalongo soffre per la sua collocazione, è in mezzo alla savana, non si raggiunge su strade asfaltate, ma è anche l’unico avamposto di salute per un’area che va oltre il distretto, su cui insistono 230mila persone. È l’unico ospedale con sale chirurgiche della zona e vi fa capo mezzo milione di persone. Sono decine di migliaia le persone cui l’ospedale salva la vita ogni anno, persone che altrove non avrebbero risposta. L’ospedale per oltre vent’anni è stato al centro di una sanguinosa guerra civile e soffre di un forte deficit strutturale. Questo pone limiti alla qualità delle cure erogate, in termini di spazi riservati all’attività sanitaria.

Obiettivo per il 2020 è porre le basi per il nuovo reparto di pediatria, area che da sola impegna l’ospedale per il 40% delle sue forze, da aprire entro un anno e mezzo. Altro obiettivo è rinnovare tutte le abitazioni del personale dell’ospedale, grazie a un finanziamento della Cei.

«L’epidemia ci mette a dura prova anche perché scarseggiano sangue e farmaci – dice la presidente – e ciò non crea le condizioni migliori di lavoro ai nostri medici»,
Per la Fondazione Ambrosoli questo 2019 si chiude, nonostante le fatiche, anche con un sorriso di speranza: padre Ambrosoli, già dichiarato “venerabile” dalla Chiesa, sarà presto “beato”. Quest’anno è stata attestata dalla commissione medica istituita dalla Congregazione per le Cause dei Santi la guarigione miracolosa di una giovane ugandese, Lucia Lomokol, nel 2008. Stava per morire di setticemia ma il medico chiese di invocare il missionario comboniano che lasciò l’azienda familiare del miele e delle caramelle di Ronago, sacrificò la vita per l’Africa e dal 1987 riposa nella terra di Kalongo.

«Avevamo capito che qualcosa era in movimento in Vaticano in merito alla causa di beatificazione, ma ricevere la notizia ufficiale che sarà beato proprio mentre ero a Kalongo è stata una emozione indescrivibile. Siamo onorati e pieni di gioia e gratitudine, sia noi della famiglia Ambrosoli che la più grande famiglia dei Comboniani di cui fece parte padre Giuseppe e naturalmente lo è anche l’enorme famiglia africana che vive e spera nel segno di mio zio. Stiamo aspettando la promulgazione del decreto papale, non conosciamo ancora né la data né il luogo della beatificazione ma ci sono buone speranze che avverrà nel 2020».

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