(ANSA) – PADOVA, 22 LUG – “Capisco che i tuoi problemi sembrano insormontabili, hai la testa confusa…ma non si risolvono così, hai pure dei figli… Una soluzione ancora c’è, se tu ti fidi di me. Mi chiamo Michele, parlerò io con i servizi sociali…Dammi la mano, andiamo insieme”. Con queste parole, in un dialogo pieno di umanità e di comprensione, un poliziotto è riuscito a salvare un padre disperato che stava per suicidarsi, gettandosi in un fiume, a Padova. Alla fine l’uomo, un tunisino 39enne, padre di 3 figli, ha desistito: l’agente è riuscito ad afferrarlo per una mano, e assieme ad un collega di pattuglia l’ha portato sull’argine, al sicuro. Era stato un conoscente ad avvisare il 113, dicendosi certo che l’amico voleva farla finita, sopraffatto dai problemi economici che gli impedivano di mantenere la famiglia. La centrale della Questura di Padova, pur non essendo in possesso del numero, è riuscita ad arrivare all’utenza telefonica del 39enne, l’ha contattato, tenendolo ‘attaccato’ alla chiamata finchè sul posto arrivava la pattuglia. L’agente Michele ha puntato sulla responsabilità di padre del tunisino: “…non si dimostra di essere un papà solo lavorando…” e l’altro rispondeva: “io ho sempre lottato, ho sempre lavorato per loro…”; “Sì, ma quando un bambino cresce, viene a sapere che il papà ha fatto un gesto estremo, si trova in una situazione molto difficile”. “Ci sono situazioni in cui uno non deve mollare la presa. Viene qui…dammi la mano”. (ANSA).
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