Paesaggi del Romanico in terra ticinese. Il 20 novembre la presentazione del saggio al Volta

La chiesa di San Carlo a Negrentino

Como studia l’arte romanica rossocrociata. Si intitola Paesaggi del Romanico: Canton Ticino il libro di Francesco Sala e Giacomo Morelli con prefazione di Giorgio Tettamanti che verrà presentato al liceo classico e scientifico Volta di Como in aula Benzi il 20 novembre alle 18.
Con l’autore Giacomo Morelli, architetto nato nel 1979 e allievo del Volta proprio del professor Tettamanti, nonché docente del Politecnico in progettazione e composizione architettonica, ne parleranno Roberta Marelli e Paola Barbieri.
Morelli, da dove nasce la ricerca? «Da un’iniziativa di due persone: Francesco Sala, erbese, fotografo, che ha una grande passione per il romanico e vanta una collezione sterminata di immagini da lui realizzate di chiese romaniche in giro per l’Europa, e Maurizio Ballabio, editore indipendente (dell’editrice GWMax), che ha avviato un grande lavoro editoriale sul Romanico, con quella che possiamo ormai definire una collana dal titolo “Paesaggi del Romanico”. Prima di questo, altri due libri sono usciti, entrambi curati da Alberto Novati, architetto canturino, con foto di Sala, relativi al triangolo lariano il primo e alle sponde del lago il secondo, e uno uscirà a breve a firma di Giulia Tacchini, su Valtellina e Grigioni. Io sono stato segnalato all’editore proprio da Alberto Novati, con il quale mi sono laureato e con il quale collaboro da ormai quindici anni al Politecnico di Milano, in un corso di progettazione e composizione».
Come si struttura il libro? «Le immagini di Francesco Sala sono tutte in bianco e nero, scattate con una Rolleiflex 6×6, tranne quelle degli affreschi che sono a colori. Il bianco e nero ed il formato pressoché quadrato esaltano alcuni aspetti del Romanico, come ad esempio la sapienza compositiva nell’accostamento e nel proporzionamento dei volumi e gli effetti della luce e le ombre sulle forme pure e sui materiali delle chiese fotografate. Le schede degli edifici sono accompagnate da un breve scritto che fornisce alcune note salienti. Il percorso seguito va da Sud a Nord, lungo le principali direttrici del Canton Ticino. La prima parte invece, quella realizzata da me è costituita da sei brevi saggi, che, senza pretesa di esaustività ripensano alcuni aspetti propri del Romanico».
Che caratteristiche ha il Romanico ticinese? «Un tema che affrontiamo nel libro è l’emergere di una sostanziale attenuazione della distanza tra Lombardia a Ticino, che a onor del vero oggi viene percepita in maniera molto più decisa e netta rispetto al passato. Viene messo a confronto il sistema basato sulla città accentrata (Lombardia) con il sistema per reti di villaggi (Ticino e micro-aree prealpine lombarde). Ovviamente al centro del discorso sulla città abbiamo Como, mentre l’“urbanistica” romanica è il paradigma del sistema per le reti di villaggi. I due sistemi convivono praticamente da sempre, o meglio da quando anche da noi, alle nostre latitudini, i Romani portano “la città”, entità relativamente nuova per noi insubri. Nei capitoli “architettonici” si indagano le figure della pianta centrale (nel romanico presente soprattutto nei battisteri) e della basilica, con una riflessione (mi dicono abbastanza originale) sul passaggio dal mondo romano a quello cristiano. Il capitolo 5 vede la collaborazione della professoressa Livia Fasola, eminente storica comasca dell’Università di Pisa. In sintesi, posso dire che il Romanico resiste, non passa mai di moda. Alcune chiese, anche in Ticino, sono state isolate, rinnovate, rese quasi come dei gioielli incastonati nel terreno. Altre sono state modificate nel tempo, ma conservano ancora dei caratteri originari. Alcune sono ancora oggi in uso. Sono luoghi “fondativi” dal punto di vista culturale e sociale, che permangono ancora forti e vitali, e identitari».

Nella foto d’epoca, la chiesa di San Carlo a Negrentino

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